Uomini e menzogne: si tratta di un connubio indissolubile oppure esiste qualche mirabile eccezione? Un dilemma che attanaglia un numero indefinito di donne, specialmente nell’era della comunicazione globale e immediata. L’avvento dei social network, Facebook e Twitter in testa, ha infatti reso più facile la possibilità di nuove conoscenze, ma cela al proprio interno il vile germe del non detto, del non meglio specificato.

Una coppia ben assortita è quella formata da due individui legati da fiducia reciproca e da altrettanto reciproca accettazione dei vicendevoli pregi e difetti. La conoscenza che avviene mediante un social network presenta però evidenti limiti, derivanti dall’impossibilità di osservare l’amato negli occhi e di scrutarlo nei piccoli gesti quotidiani, formidabili rivelatori della personalità. La buona notizia è che non c’è bisogno di scomodare l’Unità di Analisi Comportamentale dell’FBI.

Fortunatamente, infatti, esistono schiere di ricercatori pronti a indagare su qualsiasi cosa. Ecco allora che sulla rivista The Journal of Communication è stata da poco pubblicata una ricerca concernente i dettagli a cui fare caso per capire chi si cela realmente dietro lo schermo del computer. In particolare, gli autori della ricerca hanno capito che il modo in cui ci si autodescrive è tanto importante quanto le informazioni personali che si condividono. Tradotto: bisogna imparare a leggere tra le righe, facendo caso a ciò che non viene detto.

Secondo questa ricerca esistono sette segnali utili per decodificare in modo corretto un profilo online. Eccoli uno per uno. Il sostantivo “cibo” e il verbo “mangiare” non ricorrono mai nelle frasi dell’uomo che interessa? Potrebbe avere mentito circa la propria forma estetica e il proprio reale rapporto con l’alimentazione. In parole povere: il fanciullo in questione potrebbe essere già fidanzato ufficialmente con il barattolo della Nutella. O avere una relazione complicata con il Crudo di Parma.  

Utilizza invece di frequente parole che indicano movimento? A meno che non sia un maratoneta, l’uso eccessivo di verbi come “camminare”, “muoversi” o “andare” potrebbe costituire il modo più facile per aggirare verità che non vuole rivelare. L’esempio classico è questo: alla ragazza che gli chiede cosa stia facendo in quel momento, il mendace risponderà: “Scusa, devo proprio andare”. Oppure: “Sto camminando”. Pazienza se la camminata avviene lungo i reparti dell’Ikea, mano nella mano con la futura moglie che ovviamente ignora di avere accanto un bugiardo.

Se l’interlocutore online vuole sembrare l’Uomo Perfetto, eviterà come la peste le parole “odio”, “indegno” e “scusa”. Viceversa, utilizzerà parole rassicuranti per non mostrare all’amata il mare torbido che alberga nel suo animo. Un bugiardo navigato evita anche l’uso di pronomi personali, per non cadere in contraddizione: occhio, quindi, alle frasi impersonali.

Attenzione pure all’uso frequente delle negazioni. Il prototipo del mentitore, anziché affermare di essere felice o triste, dirà: “Non sono triste”, oppure: “Non sono annoiato”.  A questo punto una precisazione è d’obbligo: il nostro cervello non riconosce le negazioni, è abituato a fornirci immagini in maniera assertiva. Per esempio: se qualcuno ci chiede di non pensare al sole, paradossalmente che cosa viene in mente? Il sole. Quando si interloquisce con qualcuno (questo è un suggerimento generale), occorre fare caso alla presenza di negazioni. Se una persona dice: “Non mi sei antipatico”, ahimé con tutta probabilità pensa l’opposto.

Il profilo dell’uomo concupito è troppo smilzo? Anche questo potrebbe essere un brutto segnale: meno informazioni false fornisce, più facilmente le terrà a mente. Infine, ammorba gli interlocutori parlando esclusivamente di sé? Evidentemente dall’altra parte del computer c’è un ego ipertrofico da cui stare alla larga. Donna avvisata, mezza salvata.

Fonte: Tres Sugar