“Le cellule staminali adulte: la scienza e il futuro dell’uomo e della cultura”: è questo il nome e l’argomento del convegno internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura e dalla società biofarmaceutica statunitense NeoStem, con il contributo della Pontificia Accademia per la Vita e della Fondazione statunitense Steam for Life, che si terrà in Vaticano fino a domani.

Un convegno che risolve l’acceso dibattito sulle staminali, facendo il punto sui possibili usi terapeutici di queste cellule adulte – non quindi quelle ricavate da embrioni – e sugli sviluppi della medicina rigenerativa, presentando il lavoro sperimentale svolto da NeoStem e valutando l’impatto socio-culturale e le relative considerazioni etiche.

NeoStem, azienda farmaceutica newyorkese che, tramite la fondazione Stoq International, collabora col Pontificio Consiglio, utilizza per i suoi trattamenti solo cellule staminali adulte. In pratica, sono cellule che vengono indotte alla trasformazione, tornando allo stato embrionale senza suscitare problemi etici.

Con la partecipazione di esperti di medicina, di ricerca genetica e bioetica, esponenti della Chiesa, giornalisti, politici e pazienti che hanno preso parte alla ricerca, il simposio è aperto a tutti, cercano di tradurre la sofisticata scienza in una lingua accessibile al grande pubblico.

Non è un avvenimento insolito: la Chiesa mostra da sempre il suo interesse nei confronti delle questioni scientifiche, che possono in un qualche modo ledere l’etica e la dignità umana. In questo caso, per il Vaticano l’uso delle cellule embrionali rappresenta una violazione e uno sfruttamento della vita umana inaccettabile. Ma, riguardo ai finanziamenti da parte della Chiesa, Tomasz Trafny, capo del settore Scienza e Fede del dicastero Vaticano, spiega:

«I soldi non andranno, almeno per ora, a sostenere l’attività di ricerca vera e propria sulle staminali, ma al supporto di attività di carattere culturale, come il convegno di questa settimana. In futuro però non escludiamo di sostenere qualche particolare attività di ricerca, sempre tenendo a mente che il Vaticano non ha laboratori e che il nostro compito è quello di formare i sacerdoti e i cattolici».

Fonte: L’Osservatore Romano.