C’è chi dice che scegliere il vino per il pasto è un’arte. Forse è per questo che per diventare veri sommelier si fanno dei corsi, perché esistono infinite qualità di vino e riconoscerle e abbinarle con il cibo non è sempre facilissimo. In ogni caso, sulle nostre tavole il vino non manca mai.

È quello stesso vino sui cui sono basati secoli di economia e che ha ispirato artisti di tutti i tipi, e che fece scrivere a Charles Baudelaire che chi non beve vino ha qualcosa da nascondere. Per questo, il vino ricorre nell’immaginario collettivo come il commensale mai assente in un convivio che si rispetti.

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Ma come fare a sceglierlo? Fare una classificazione generale è sempre molto difficile, oltre quella generica rossi-carni e bianchi-pesce, mentre avanza sempre più l’abbinamento modaiolo rosati-pizza. Un aiuto, se non abbiamo seguito il corso per sommelier, ci viene dalle etichette, che spesso spiegano gli abbinamenti ideali.

Il vino ha un costo che oscilla dai pochi euro a una spesa abbastanza cospicua, secondo le qualità: a comprarlo in un discount si risparmia, ma la qualità di un vino pregiato si trova solo nelle enoteche e nei negozi di enogastronomia, dove una bottiglia costa dagli otto euro in su circa. Se viaggiate spesso in Italia o in Francia, potete fare incetta di vini prodotti localmente: se il vitigno è autoctono il vino costa molto meno, pur essendo molto pregiato.

Farsi guidare dall’etichetta è sempre un buon consiglio: un vino pregiato avrà sempre un’etichetta elegante, perché chi ha cura del vino che produce solitamente ha anche cura del marketing a esso collegato. E poi, tirare fuori una bella bottiglia quando si è a cena fa sempre il suo effetto.

Una sola raccomandazione: se ci capite poco di vino, non atteggiatevi a vinicultori di grande esperienza o rischiate di fare delle figuracce che resteranno agli annali. La semplicità, quando si parla di vino, è sempre e comunque cosa gradita a qualunque commensale.