Il virus dell’HIV è presente sulla terra da più di 32.000 anni e non da qualche centinaia, come finora si pensava. A scoprire che l’antenato dell’HIV, il SIV, virus dell’immunodeficienza delle scimmie, avesse così tanti anni, sono stati alcuni ricercatori dell’università dell’Arizona.

Questa scoperta pone delle importanti riflessioni per ciò che riguarda l’AIDS, l’immunodeficienza umana, e le possibilità di sconfiggerla.

L’equipe di ricercatori guidata da Michael Worobery ha scoperto che il virus era presente nel Dna delle scimmie di Bioko, una specie che ha più di 12 mila anni. A differenza dell’HIV, il SIV non è letale per le scimmie. Questo ha portato gli studiosi ad analizzare tramite algoritmi il tasso di mutazione del virus, scoprendo che è molto più lento di quanto si pensasse. Ciò significa che il virus ha dai 32 ai 75 mila anni.

Ma, cosa ancora più importante, è che se ci sono volute decine di migliaia di anni affinché il SIV si evolvesse in una versione non letale, è probabile che anche l’HIV abbia bisogno degli stessi tempi.

E poi, se l’uomo è stato esposto per migliaia di anni a questo virus, perché l’HIV si è diffuso solo nel 20esimo secolo? La risposta degli esperti è stata:

Qualcosa è accaduto, per far sì che un virus relativamente benigno nelle scimmie si trasformasse nel 20esimo secolo in qualcosa di molto più potente e temibile, dando il la a una vera e propria epidemia. Non sappiamo che cosa ha innescato questo cambio di marcia, ma qualcosa c’è stato.