Le persone fisiche residenti in Italia, ma proprietarie di immobili, terreni e fabbricati all’estero, anche se detenuti per altro diritto reale, devono pagare l’imposta sul valore.

L’obbligo del versamento vale anche per gli immobili che derivano da operazioni di emersione mediante la regolarizzazione o quella del rimpatrio giuridico. L’imposta va rapportata alla quota e ai mesi di possesso, considerando intero il mese per il quale il diritto si è protratto per almeno 15 giorni ed è dovuta nella misura dello 0,76% del valore dell’immobile, ma non va versata prima di applicare le eventuali detrazioni, se non supera complessivamente 200 euro.

Il valore equivale al costo che risulta dall’atto di acquisto o dai contratti; in mancanza di questa documentazione, fa testo il valore di mercato rilevabile a fine anno o a quello rilevato al termine del periodo di detenzione, se il possesso termina prima. Per gli immobili acquisiti per successione o donazione, il valore viene calcolato in base a quello indicato nella dichiarazione di successione o nell’atto di donazione; in caso contrario, fa testo il costo di acquisto sostenuto dal donatore oppure il valore di mercato.

Invece, per gli immobili situati in Paesi della Ue o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, l’imponibile è calcolato in base al valore catastale utilizzato in vigore nel Paese in cui si trova l’immobile per calcolare le imposte reddituali o patrimoniali. Una regola valida anche per gli immobili ereditati o ricevuti in donazione. In mancanza di tale valore, viene applicata la regola generale.

L’aliquota è ridotta allo 0,4% per l’abitazione principale e le relative pertinenze per chi lavora all’estero per lo Stato italiano o per un suo ente locale o presso organizzazioni internazionali, ma ha la residenza fiscale in Italia, in deroga alle disposizioni del Tuir, in base ad accordi internazionali: il diritto all’aliquota agevolata decade se il lavoratore rientra in Italia. Inoltre, per l’abitazione principale e relative pertinenze spetta una detrazione di 200 euro maggiorata, per gli anni 2012 e 2013, di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, se dimora abitualmente e risiede anagraficamente nello stesso appartamento. Si precisa che l’importo massimo della maggiorazione non può superare 400 euro.