Immortals” è il nuovo peplum della cinematografia americana. Girato dal regista Tarsem Singh e realizzato dai produttori di “300”, il film racconta un episodio della mitologia greca: la strenua lotta tra il re Iperione e Teseo per la conquista dell’arco di Epiro, cui si aggiunge l’infinita, avvincente battaglia tra Titani e Dei alle pendici del Tartaro.

In “Immortals”, Teseo (la nascente stella Henry Cavill) è un umano dalle fenomenali doti divine: è abile nel combattimento e retto di spirito, segretamente addestrato a una vita da giusto da Zeus in persona (Luke Evans, Apollo in “Scontro tra Titani” e già presente quest’anno sugli schermi con “I tre moschettieri“).

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Teseo non crede negli dei ma solo in se stesso. Tuttavia ben presto dovrà ricredersi, quando la lotta per la libertà si farà necessaria e dura. Iperione (un bestiale e cattivissimo Mickey Rourke) ha intenzione di scandagliare palmo a palmo tutta la Grecia per trovare il famoso Arco, un’arma invincibile che abbatte ogni cosa e può sottomettere chiunque, nonché distruggere la prigione dei Titani.

Immortals” non è il classico peplum. Chi si aspetta il tipico film storico/mitologico rimarrà deluso, dal momento che la produzione punta più sull’aspetto fantasy mutuato dal fumetto e dal videogioco. Le citazioni videoludiche sono continue, a partire dai combattimenti stessi che poco hanno di realistico, anche se la scelta appare intelligente. La sfera mitologica, infatti, è fantasy per definizione e nel mito greco poteva accadere ogni cosa, gesta e storie erano avvolte da un’aura fantastica, ricca di situazioni oltre ogni limite.

Il diretto progenitore di Immortals è “300”: il film di Zack Snyder ha dato il via a un nuovo filone cinematografico che ha mescolato storia a tecniche registiche all’avanguardia, con lo scopo di restituire ai miti e alla storia greca quella caratteristica parossistica e formale di pura bellezza di cui ci è rimasta testimonianza nei vasi, nei versi omerici e nella statuaria. Da “300” viene inoltre ripreso il concetto di immortalità, assicurato dai racconti che i posteri faranno delle gesta dei giusti.

Alla esasperata formalità del film si aggiungono elementi esagerati, come scenografie troppo digitali e la ricchezza ostentata dei costumi, una sfilata in alcuni momenti decisamente barocca. Il tutto condito dalla tecnica del ralenti, che dà al film il linguaggio epico e altisonante dell’epopea.

Di sicuro “Immortals” punta tutto sull’aspetto formale e meno su una sceneggiatura di ferro, tanto che a un certo punto il pretesto da cui parte la storia – la ricerca dell’arco – pare essere dimenticato o non così forte come ci si potrebbe immaginare. Quello della ricerca dell’arco è, appunto, solo un pretesto per raccontare con nuove tecniche vertiginose (e con l’aiuto del 3D) un tema che viene approfondito al meglio: il libero arbitrio. Tutto il film è giocato sul concetto di libertà del singolo uomo, l’unico in grado di plasmare la propria strada, seppure guidato dal dio: si riflette sui vaticini della Sibilla, apparentemente perfetti ma in realtà suscettibili di modificazione, visto che il futuro è solo nelle mani degli uomini.

Le stesse divinità olimpiche, per una volta dipinte come giuste e integerrime, sono figure quasi umili, combattute tra la volontà di aiutare gli uomini e l’obbligo divino a non farlo. Per quanto l’uomo preghi gli dei e si faccia guidare da loro, è sempre l’unico padrone della propria libertà e del proprio destino: solo così vivrà realmente in eterno. A questo si collega la frase di Socrate che apre il film, secondo cui tutte le anime degli uomini sono immortali, ma quelle degli uomini giusti sono immortali e divine. Solo chi agisce in modo retto è immortale e avrà la possibilità di continuare a vivere non tanto nei cieli, quanto soprattutto nelle pagine e nei racconti delle generazioni a venire.