Nel campo dell’imprenditoria femminile il baby parking è un’ottima soluzione per chi vuole mettersi in proprio. Infatti è un tipo di professione che ha un ampio mercato ed è aperta alle esigenze di genitori che hanno figli di età compresa tra i tredici mesi e i sei anni.

A livello burocratico, inoltre, è molto più semplice aprire un baby parking rispetto a un asilo nido privato, anche perché non c’è l’obbligo di somministrazione dei pasti. In questo settore, che alla base vanta concrete iniziative di imprenditoria femminile, è fondamentale possedere la predisposizione e la passione verso i bambini piccoli nonché un certo bagaglio di competenze; oltre a ciò non devono mancare spirito imprenditoriale e capacità organizzative.

Gestire un baby parking può diventare un’attività molto remunerativa se c’è amore per questo mestiere, insieme a un’ottima reputazione: molti genitori preferiscono sicuramente affidare i bambini a strutture di questo tipo piuttosto che a una baby sitter, anche per una questione di convenienza economica.

Una normativa a livello nazionale che regoli questo tipo di strutture non esiste, e solo alcune regioni (come il Piemonte) hanno introdotto leggi specifiche a riguardo. Si può pertanto affermare che le uniche norme alle quali fare riferimento sonno relative alla sicurezza e all’igiene dei locali secondo quanto previsto dalle ASL locali.

Per il baby parking, a livello di investimento, occorrono dai 10 ai 20 mila euro in base alla grandezza del locale, alla tipologia dell’attrezzatura che si vuole acquistare e agli arredi, e tenendo conto del personale da assumere. Bisogna inoltre considerare un’eventuale ristrutturazione, se necessaria anche per rendere gli spazi a norma di legge.

In assenza di denaro proprio da investire si può ricorrere ai fondi destinati all’imprenditoria rosa: una buona soluzione può essere quella di avviare un’attività in franchising, sfruttando un consolidato know how. Per quanto riguarda le qualifiche, bisogna possedere almeno il diploma di scuola superiore; per gli altri requisiti, invece, è il caso di verificare ciò che è richiesto da regione a regione.

Dal punto di vista pratico, il baby parking deve ospitare un minimo di 10 bambini fino un massimo di 25 in modo non continuativo e per un lasso di tempo che non superi le sei ore giornaliere. Inoltre, deve assicurare almeno un’educatrice ogni 10 bimbi. Per stabilire le tariffe, invece, occorre consultare gli assessorati alle attività produttive della propria regione, o provincia di competenza. Vediamo infine qual è l’iter burocratico da seguire, che proprio per la sua relativa semplicità rispetto ad altre strutture rappresenta una delle soluzioni ideali per molte aspiranti imprenditrici.

Ecco la documentazione che occorre: iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio; apertura della partita IVA; conto fiscale; iscrizione all’INPS; iscrizione all’INAIL; valutazione del rischio L. 626/1994; assicurazione dei bambini; agibilità dei locali; rispetto delle normative igienico sanitarie e autorizzazione della ASL di competenza; autorizzazione per l’installazione delle insegne e dei cartelli segnaletici stradali; iscrizione alle associazioni di categoria (facoltativa).

Fonte: NewsBiancolavoro