Per la difficile conciliazione lavoro famiglia che tocca da vicino anche le donne attive nell’imprenditoria femminile, la Provincia di Trento si è inventata un registro molto particolare, quasi inventandosi un welfare: le co-manager per le imprenditrici che devono assentarsi. D’ora in avanti, maternità e cure familiari avranno come cuscinetto la disponibilità delle colleghe, secondo il principio della rete di supporto.

La proposta è degna di una regione, il Trentino Aldo Adige, che è all’avanguardia sotto molti aspetti in Italia, comprese le iniziative a favore dell’imprenditoria femminile: ha fatto dell’autonomia – anche economica – l’occasione di eccezionali investimenti (ad esempio, la ricerca universitaria). Così, non deve stupire la proposta dell’assessore provinciale alle Pari Opportunità Lia Giovanazzi Beltrami, che ha presentato la costituzione di una lista di donne (nove quelle raccolta finora) con competenze imprenditoriali disposte a subentrare temporaneamente sul posto di lavoro di altre donne affinché la temporanea assenza non si trasformi in una difficoltà che – tipicamente – porti a una scelta drastica tra casa e lavoro.

Allo stesso tempo, si creano delle opportunità di lavoro flessibile e professionalizzante a favore di donne, in possesso di determinate caratteristiche, che in qualità di sostitute intendano rientrare nel mondo del lavoro dopo un periodo di assenza. L’iscrizione a questo registro è subordinata al possesso dei requisiti di esperienza e all’esito positivo di un colloquio con una commissione. Le co-manager iscritte al registro dovranno obbligatoriamente frequentare un corso di formazione.

Utopia? Davvero è possibile elaborare uno strumento di supporto al lavoro basato sulla solidarietà invece che sulla concorrenza? Se l’esperimento dovesse funzionare, potrebbe diventare un modello nazionale, una risposta concreta alla grande questione della conciliazione dei tempi:

«A un anno dalla decisione assunta dalla Giunta abbiamo iniziato a mettere a punto gli strumenti per avviare questo percorso. Offrire un servizio del genere, per un’artigiana, è importantissimo, specie nel caso di una maternità. Ovviamente parliamo di un progetto sperimentale, che deve superare tante resistenze, anche psicologiche. Non c’è qualcosa di già fatto altrove in Italia su cui basarsi. Ma contiamo sul fatto che le difficoltà vengono superate dalla determinazione propria di uno ‘sguardo femminile’. Conciliare tempi di lavoro e di vita, peraltro, non è solo un problema di donne. Il benessere della donna è il benessere di tutta la società.»

L’intuizione dietro a questo registro di co-manager è anche che non ha più senso concentrarsi sui servizi per le donne con figli dai zero a tre anni (quando ci sono): le donne devono sottrarre tempo al loro lavoro in diverse occasioni, spesso ciclicamente, in certi periodi. Allora ideare uno strumento del genere, finanziato dal rapporto con le associazioni di categoria, significa superare l’emergenza della nascita di un figlio e guardare oltre.

Fonte: Provincia di Trento