Nell’area Ocse l’Italia si distingue per l’imprenditoria femminile. Il Belpaese supera anche Germania e Stati Uniti nella percentuale di donne imprenditrici sul totale delle lavoratrici. Un 16 per cento che va a caratterizzare poco più di un’impresa su quattro nel totale. Ma sono numeri da interpretare.

Se certamente l’imprenditorialità femminile è sempre una buona notizia, non bisogna dimenticare la vera realtà lavorativa italiana. La percentuale di donne autonome nel lavoro è schizzata in alto a causa della crisi dell’occupazione stabile – che colpisce anche chi dispone di alti titoli di studio – e dell’abuso delle partite Iva, che nascondono rapporti di lavoro dipendente, di fatto ma non di diritto.

Insomma, c’è da esserne poco allegri se per le fredde statistiche dell’Ocse l’Italia è il paese delle imprese rosa: la verità è un’altra. Per scoprirlo basterebbe controllare la graduatorie sui paesi ritenuti migliori per le chance fornite alle donne, oppure leggere le statistiche Istat sui giovani e il lavoro.

Dal Sole24Ore scopriamo che complessivamente nell’aprile 2009 (anno di riferimento per l’ultimo rapporto) nell’area Ocse – 34 Paesi: Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria – il numero di disoccupati era di 47,3 milioni di persone, 14,6 milioni in più rispetto allo stesso mese del 2008, prima dello scoppio della crisi globale. Facile immaginare come sia al momento.

Fonte: Panorama