Italiani pronti a mettersi in proprio, ma nell’imprenditoria femminile le donne sono molto insicure sulle loro capacità. Un sondaggio Amway ed Eurisko sull’autoimprendotorialità presentato alla Biblioteca della Camera dei deputati ha svelato come quasi la metà delle persone, in Italia come in Europa, valuta positivamente l’idea di diventare imprenditori di sé stessi, ma passare dalle parole ai fatti è tutt’altro affare.

Nell’imprenditoria femminile persiste molta insicurezza sulla propria formazione e scarsa conoscenza delle risorse a disposizione: questi sono solo alcuni degli elementi emersi dalle interviste al campione di 13.606 persone. Poca informazione che si traduce in ostacoli concreti e culturali all’autoimprendotorialità, che pure rimane la ricetta migliore in tempo di crisi: quando un lavoro, in pratica, te lo devi inventare. Monica Milone, direttore Relazioni esterne di Amway Italia, ha spiegato che il sondaggio è stato commissionato perché ha sentito la necessità di valutare come è percepita l’opportunità nei vari Paesi europei:

«Il dato interessante emerso è che, nonostante il fenomeno sia guardato con positività, il 40% degli europei pensa di non avere le basi e le nozioni economiche per riuscire a fare impresa; dato che sale al 44% in Italia. Una consapevolezza che si traduce in una lamentela per la mancanza di programmi pubblici di formazione ed educazione finanziaria: gli italiani, in particolare, non si sentono preparati non solo perché non ci sono programmi specifici, ma perché non c’è informazione su quei pochi che esistono.»

Il focus sui dati femminili, in particolare, aiuta a notare la differenza con il quadro europeo: meno di un terzo tra le donne italiane favorevoli ad avviare una impresa si sentono realmente preparate; le donne sentono percentualmente maggiore necessità rispetto ai colleghi uomini di formazione e considerano particolarmente importante coniugare impegni lavorativi e familiari, al terzo posto nella classifica dei vantaggi dell’impresa personale dopo l’indipendenza e l’autorealizzazione.

Le donne italiane sono quindi meno propense a diventare imprenditrici – solo una quota pari al 31% si immagina effettivamente imprenditrice – perché sentono di scontare dei ritardi, di avere qualche ostacolo in più da superare, ma soprattutto non vedono con quali strumenti potrebbero colmare il gap. A scandalizzare i commentatori del sondaggio, tra i quali la senatrice Maria Ida Germontani e Marisa Montegiove, vicepresidente di Manageritalia, è proprio l’assenza di corsi adeguati (lo afferma anche il 69% degli intervistati) e di riforme del lavoro che evitino di vedere nei cda delle multinazionali soltanto figlie d’arte.

Fonte: AdnKronos