Ottime notizie per l’imprenditoria femminile, che sembra sopravvivere egregiamente alla crisi economica mostrando un andamento del tutto positivo. Le aziende rosa, infatti, continuano a svilupparsi in misura maggiore rispetto alla media nazionale.

Se tra il giugno 2010 e il giugno 2011 le imprese italiane al maschile sono cresciute dello 0,2%, grazie all’imprenditoria femminile le unità gestite da donne sono ormai 1.430.900, mostrando una crescita dello 0,7%. A monitorare questa evoluzione è stato l’Osservatorio sull’Imprenditoria Femminile di Unioncamere.

Tra tutte le imprese registrate presso la Camera di Commercio le piccole e medie attività rosa rappresentano ben il 23,4%, con situazioni differenti da regione a regione e distribuite soprattutto in alcuni settori. Basta pensare ai recenti dati che riguardano la Toscana, dove le aziende nate da iniziative di imprenditoria femminile sono circa il 58,7% di tutte le imprese individuali.

«La maggiore partecipazione delle donne alla vita produttiva, attraverso l’impresa, è una risorsa importante per contribuire a rilanciare la crescita dell’Italia e riavvicinare il nostro Paese agli standard europei».

Queste le parole di Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere, il quale ha tuttavia sottolineato come allo stato attuale sussistano non pochi ostacoli, soprattutto nella fase iniziale, spesso sufficienti a non rendere reali idee brillanti che avrebbero potuto posizionarsi bene nel mercato e far crescere l’imprenditoria femminile.

«Purtroppo sono ancora molti gli ostacoli che limitano le donne nell’esprimere appieno la propria creatività e professionalità nel mondo del lavoro. Credo che nelle iniziative che si stanno discutendo per sostenere la crescita, una grande attenzione vada posta a tutti quegli strumenti, innanzitutto di welfare ma anche di tipo finanziario, che possono facilitare l’impegno delle donne nelle attività economiche. Il sistema camerale ha investito in questa direzione e continuerà a farlo, sia mantenendo accesi i fari sul fenomeno, sia sostenendo il lavoro dei Comitati presenti e attivi sul territorio all’interno delle Camere di Commercio.»

Si parla evidentemente della carenza di finanziamenti, spesso sostituiti da prestiti o da aiuti elargiti dai familiari, da amici, o comunque basati su fondi personali. Da non dimenticare, infine, una delle risorse che attualmente invoglia molte donne a mettersi in proprio: le potenzialità della rete, che sempre più spesso consente di trasformare un’attività secondaria, o un hobby, in un’impresa redditizia.

Fonte: Asca