L’imprenditoria femminile sembra essere meno coinvolta nella crisi economica, che a quanto pare tocca solo marginalmente le aziende rosa: quando si parla di micro imprese, tuttavia, una forte penalizzazione esiste e riguarda la possibilità di avere accesso al credito.

Le donne che scelgono di portare avanti iniziative di imprenditoria femminile avviando imprese di piccola entità, infatti, sono penalizzate dalle banche e sono costrette a pagare un tasso di interesse pari allo 0,3% in più delle aziende che hanno a capo un uomo.

A sottolinearlo è il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna nel corso del convegno “Crescita economica, equità e uguaglianza, il ruolo delle donne”.

«Nell’accesso ai fidi bancari le microimprese guidate da donne pagano un tasso di interesse dello 0,3% più alto rispetto a quelle che hanno un uomo come titolare. Questo diverso trattamento non trova la propria giustificazione nel fatto che le imprese femminili siano più rischiose delle corrispondenti aziende al maschile, tenuto conto che le imprese guidate da donne tendono anzi a fallire di meno. Le pari opportunità passano anche dall’uguale possibilità di accedere al credito e le donne, talvolta, sono costrette a fornire più garanzie rispetto agli uomini.»

Un divario di genere che colpisce soprattutto le piccole imprenditrici, spesso in difficoltà anche a reperire i fondi per avviare un’attività in proprio. Abbiamo già sottolineato, infatti, come in questo settore prettamente rosa il fai da te prevalga spesso sui finanziamenti esterni, concetto ribadito anche da una recente indagine della Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa).

Le donne che scelgono di fare impresa non sono però meno attive e produttive dei colleghi maschi: a focalizzare questo concetto ci ha pensato anche lo stesso Direttore Generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni.

«Talvolta hanno problemi di accesso al credito anche se le loro imprese non hanno una performance diversa dalle altre e mostrano una qualità del credito migliore.»

Fonte: Corriere