Le imprese al femminile sopravvivono alla crisi economica meglio di quelle maschili. Questo è quanto traspare dall’ultimo rapporto nazionale di Unioncamere, tuttavia sembra che molte donne imprenditrici mettano in piedi attività in proprio da sole, senza ricorrere a finanziamenti.

Una ricerca della Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) ha effettuato un’indagine su un campione di 101 piccole e medie attività gestite al femminile, e la percentuale di donne che ha creato aziende dal nulla è pari al 54%, praticamente una su due.

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Risorse economiche personali e aiuti familiari, infatti, sono le metodologie più utilizzate per aprire un’attività in proprio, senza ricorrere a finanziamenti o prestiti e considerando inadeguati i servizi disponibili. Solo il 12,1% ha invece usufruito di un mutuo richiesto alla banca.

I dati interessanti relativi alla situazione delle aziende rosa non finiscono qui, infatti dalla ricerca risulta che una percentuale molto alta delle donne imprenditrici italiane, l’85,5%, si occupa personalmente di progettare e studiare a tavolino l’attività prima di avviarla, puntando quasi esclusivamente sulle capacità personali.

La famiglia, inoltre, sembra essere al centro dell’attenzione femminile anche in ambito aziendale: nelle imprese gestite da donne sono spesso coinvolti eventuali fratelli, gli stessi genitori e, seppure in misura minore, il coniuge e i figli.