Scade il 18 giugno il termine per il pagamento della prima rata dell’Imu. Per i Comuni, invece, scade il 30 giugno il termine per l’approvazione delle delibere comunali che definiranno le nuove aliquote. Le amministrazioni locali godono di un margine di manovra che può incidere sull’importo della tassa. Comunque, le modalità per assolvere agli adempimenti saranno più chiare a partire dal prossimo anno.

In attesa che il Comune prenda delle decisioni, valgono le percentuali indicate dalla Manovra Salva Italia, ovvero le prime abitazioni pagano il 4 per mille, gli altri immobili pagano l’imposta base al 7,6 per mille. Se un contribuente paga la prima rata dell’imposta secondo le aliquote indicate dalla manovra e il Comune delibera invece un aggiustamento delle aliquote, probabilmente si può risolvere la situazione con il conguaglio.

In molti Comuni, nell’attesa di una situazione più chiara, si cerca di garantire un aumento del gettito senza creare sperequazioni nelle aliquote. I proventi dell’Imu sulle prime case spettano per intero ai Comuni, mentre quelli su seconde abitazioni e altri immobili vanno divisi con lo Stato. Per aumentare le entrate, la soluzione più facile sarebbe quella di aumentare le aliquote sull’abitazione principale. Ma non sarebbe una soluzione giusta.

Quindi gli aumenti maggiori graverebbero sulle seconde case, ma anche in questo caso si stanno studiando sistemi agevolati. A Milano, ad esempio, il Comune penserebbe a eventuali detrazioni sulle seconde case affittate a canone concordato.

Per quanto riguarda la prima casa, resta fermo il concetto di prima casa quale abitazione in cui il proprietario vive abitualmente oltre che avere la sua residenza anagrafica. Ma se, ad esempio, il proprietario di un solo immobile si trasferisce e per un determinato periodo di tempo vive in un’altra abitazione, deve pagare l’imposta ordinaria sulla casa di proprietà, che non è più la sua abitazione abituale e viene considerata una seconda casa.

Il Comune può deliberare aliquote agevolate se l’immobile viene affittato ad un inquilino come sua abitazione principale. Ma in questo caso, l’Amministrazione locale deve comunque versare la quota di gettito spettante allo Stato, poiché si tratta di seconda casa.

Per quanto riguarda gli immobili rurali, che godevano dell’esenzione dall’Ici, ora devono pagare l’Imu. Se usati come abitazione principale dell’imprenditore agricolo o del coltivatore pagano l’aliquota al 4 per mille. altrimenti pagano l’imposta base. Gli immobili censiti ancora al Catasto terreni devono essere dichiarati al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre. Se non provvedono entro il 18 giugno, nella tassazione si prendono come riferimento le rendite dei fabbricati vicini. Il tutto in attesa delibere sulle aliquote.