Un piatto fiscale con contorno di detrazioni e altro… Leggiamolo insieme. Innanzitutto regole più severe per le agevolazioni sulla prima casa: l’aliquota più bassa sarà garantita solo per l’immobile nel quale abita tutta la famiglia e sarà possibile una sola detrazione per ogni famiglia su un solo immobile nella misura di 200 euro a famiglia e un’altra di 50 euro per ogni figlio.

Non saranno tassate le case dichiarate inagibili dopo il terremoto dell’Aquila e si prevedono sconti per le dimore storiche. In sospeso la tassazione sulle abitazioni lasciate vuote dagli anziani ricoverati nelle case di riposto.

Cambiano le norme per i coniugi separati: prima la tassa sulla casa andava pagata dal coniuge proprietario, ora invece dovrà essere versata da chi abita nell’abitazione. Il divieto per il pagamento in contanti di stipendi e pensioni che superano i mille euro da parte dalla pubblica amministrazione slitta ancora di un mese: la nuova scadenza è stata fissata al primo luglio.

Prorogato anche il versamento dell’imposta di bollo sui capitali scudati. Previsto uno sconto per chi non rinuncia all’anonimato. Viene sbloccato un miliardi di euro che gli enti locali potranno utilizzare per l’edilizia sanitaria.

E comunque, fra le varie voci di questo balzello battezzato dal Governo Monti, l’Imu raddoppia e si fa in DUE: Una per i Comuni e l’ALTRA per lo Stato. La tassa dovrebbe servire a finanziare le opere pubbliche. Ma i sindaci sono in forse: applicandola, aumenterebbero il carico fiscale per i contribuenti e non hanno il coraggio di mettere un’altra tassa sulla casa in momenti di gravi difficoltà economiche per le famiglie.

In allarme la Confedilizia, secondo cui l’imposta graverà solo sui proprietari di immobili allo scopo di finanziare le opere dei Comuni: scuole, parchi, biblioteche, musei, strade e parcheggi.

Concludendo: l’Imu bis potrà essere applicata da tutti i Comuni a tutti gli immobili, comprese le prime case e avrà la stessa base imponibile dell’Imu: rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 con un’aliquota massima del 5 per mille.

La tassa potrebbe entrare in vigore in tempi brevi: infatti potrebbe scattare già dal momento della conversione in legge del decreto fiscale e durerà al massimo 10 anni, il doppio di quanto era previsto dalla vecchia imposta di scopo. Questa norma era già stata introdotta nel 2007 dalla Finanziaria di Romano Prodi, ma si applicava alla base Ici e non alle prime case. E infine, rispetto alle nuove modifiche, la vecchia tassa concorreva a finanziare solo il 30% delle opere dei Comuni e non il 100%.