Sono state più di 200.000, secondo gli organizzatori, le persone che hanno deciso di partecipare alla 19esima edizione della Marcia della Pace Perugia – Assisi 2011.

A cinquant’anni di distanza dalla prima marcia per la pace organizzata da Aldo Capitini nel lontano 24 settembre 1961, il monito per un mondo migliore non cambia, e l’appello perché ci sia pace e fratellanza tra i popoli, resta sempre attuale.

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Trenta chilometri di strada a piedi, dall’arco di San Gerolamo di Perugia fino a Rocca di Assisi, che han visto la loro conclusione proprio nella città di San Francesco, con la lettura di un decalogo che possa essere d’esempio per chi vuole una società più giusta, basata sul rispetto dei diritti umani.

Sul documento si legge la necessità che tutti abbiano la possibilità di lavorare dignitosamente, rilanciare la cultura e l’educazione dei giovani, adottare un’eguaglianza economica che non crei dislivelli tra ricchi e poveri, ripudiare ogni forma di violenza e guerra, lottare perché nel mondo esista un’informazione libera e pluralista, oltre a realizzare un progetto che veda l’ONU al centro della società come luogo di sviluppo per l’umanità.

Naturalmente perché ciò accada – si spiega nel documento – in Italia è indispensabile:

«Un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e investire con grande determinazione sulla costruzione di un’Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e non violenta e di una comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest’area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti».

Sempre durante la manifestazione di pace, un pensiero è andato per Francesco Azzarà, collaboratore di Emergency, rapito in Sudan lo scorso 14 agosto e ancora in mano ai rapitori. Oltre alla lettura del documento, si sono levati in coro con messaggi di solidarietà e fratellanza le voci dei politici che vi hanno partecipato, da Rosi Bindi presidente del PD, al governatore della Puglia Nichi Vendola e Angelo Monelli presidente dei Verdi.

In particolare Vendola ha evidenziato come si stia gestendo male questo periodo di crisi in cui viviamo:

«È insopportabile che l’Europa e l’Italia pensino di combattere la crisi tagliando le spese per il sociale mentre c’è il tabù assoluto delle spese militari: una via d’uscita dalla crisi è quella di uscire da un modello di economia di guerra. Abbiamo il dovere di rimettere in piedi la politica come agenda di pace e la pace nell’agenda politica: pensare che la pace sia una questione dei marciatori e dei predicatori è sbagliato. Invece la pace oggi è la più incredibile e importante emergenza politica».

E la Bindi continua e rilancia:

«In questo momento nel nostro paese ci vorrebbe un governo che pensi innanzitutto ai cambiamenti di questa sfida internazionale, noi avvertiamo invece la nostra marginalizzazione, una mancanza di politica estera e la perdita di dignità nel contesto internazionale. Invece ci vorrebbe un governo che si facesse davvero carico dei problemi dell’Italia e riponesse al centro la crescita, il lavoro, l’equità».

Fonte: Rainews24