La gravidanza non è una malattia, e di certo non rappresenta un impedimento per godersi una meritata vacanza nella stagione estiva. Guidare l’auto, viaggiare, non sono attività vietate durante la gestazione, purché si rispettino alcuni accorgimenti importanti e finalizzati a evitare rischi inutili per mamma e bimbo.

Valutare il trimestre di gravidanza è senza dubbio fondamentale, infatti alcune attività che potrebbero andare bene nei primissimi mesi diventano più problematiche con l’avanzare delle settimane, e con la crescita del pancione. Il periodo migliore per organizzare un viaggio è quello che cade tra il quarto e il settimo mese, perché generalmente tutti i malesseri iniziali svaniscono e non si è ancora troppo vicine al parto.

In ogni caso, è consigliato optare per una meta non troppo lontana da casa e facilmente raggiungibile, in modo tale da sentirsi più tranquille e non affaticarsi eccessivamente durante il viaggio. È anche importante assicurarsi che nella località prescelta ci sia una struttura ospedaliera efficiente, valutando accuratamente la sistemazione e il tipo di alimentazione che si potrà seguire.

Per quanto riguarda la scelta della meta per le vacanze, si può affermare che sia trascorrere qualche giorno al mare sia recarsi per un breve periodo in montagna ha il suoi vantaggi, ma in entrambi i casi ci sono alcune regole da tenere a mente per garantire il totale benessere alla futura mamma e al feto.

I benefici di una vacanza al mare sono senza dubbio tanti, a partire dal relax in spiaggia fino alla pratica del nuoto, nonché alle passeggiate sul bagnasciuga, un vero toccasana per la circolazione sanguigna. È tuttavia indispensabile munirsi di protezione solare con fattore elevato, evitando in ogni caso di esporsi al sole nelle ore più calde della giornata: con l’aumento delle temperature, infatti, il rischio di soffrire di abbassamenti di pressione aumenta in modo considerevole, con la spiacevole conseguenza di nausea e svenimenti.

Se si parla di attività prettamente marine, come le immersioni subacquee, il discorso è più complesso. Sembra infatti che immergersi a profondità elevate possa provocare danni al feto a livello respiratorio e anche cardiaco. Alcuni studi passati, inoltre, hanno sottolineato un maggiore rischio di aborto spontaneo. Stesso discorso per i tuffi, da evitare a causa dei possibili traumi e cadute.

Anche in montagna non bisogna sottovalutare i possibili danni dei raggi solari, tuttavia per non correre rischi è fondamentale prestare attenzione all’altitudine. Scegliendo una località montana al di sopra di 2500 metri, infatti, il feto potrebbe avere difficoltà a ossigenarsi e questo problema è più probabile che si verifichi nei primi tre mesi di gestazione. Nell’ultimo trimestre, invece, bisogna stare attente a non affaticarsi troppo per non far scaturire problemi di respirazione.