Lo shopping compulsivo si è impossessato di tutte noi ormai da tempo; nell’era 2.0 è soprattutto quello online a rapire la nostra attenzione. Anche quando a essere venduti sono “prodotti” un po’ particolari, che stanno tra i complementi d’arredo e gli accessori per capelli. Parlo dei cosiddetti “uomini-oggetto“, arnesi che all’estero pare siano reperibili sugli scaffali di qualunque supermercato.

E la domanda sorge impellente e spontanea: ma cos’è un “uomo-oggetto”? Ibrido tra un divano e una creatura proveniente dalla Terra di Mezzo, l’uomo-oggetto a giunge in Italia in ritardo rispetto agli altri Paesi (come da autentica tradizione), , ma, come tutto ciò che viene importato in terra nostrana, promette di scatenare manie compulsive in tempi brevissimi.

Ok. Una volta appurato che non si tratti di E.T. e nemmeno di un cyborg controllato da Matrix, possiamo valutare l’uomo-oggetto dalle sue qualità per capire se vale la pena “acquistarlo”. Ormai esistono diversi “store online” utili allo scopo: ci si iscrive, si visionano immagini e caratteristiche e, dopo i dovuti confronti, ci si accinge a scegliere. La questione pagamento non è molto chiara, ma in fondo poco ci interessa.

Insomma, stanche di essere considerate oggetti del desiderio, abbiamo ribaltato la situazione, e partendo dal toy-boy abbiamo creato la suddetta ibrida entità. In fondo negli ultimi anni il femminismo ci sta abituando a picchi inaspettati: dalle Femen all’executive feminism, il pianeta venusiano è in continuo fermento. E considerare un uomo solo come un bel soprammobile, da utilizzare esclusivamente all’occorrenza, ci fa sentire più forti e più potenti.

Per la serie “anche-le-donne-usano-senza-sentimenti”, l’uomo-oggetto ci riscatta, ci emancipa, ci restituisce pegno. O almeno così ci sembra di percepire. Ma siamo sicure che non sia l’ennesima manipolazione travestita da conquista?

Anche perchè, francamente, conquistare un uomo-oggetto non trasmette soddisfazione, nè tantomeno emozioni. Senza contare l’indiscutibile abbassamento di livello, dichiarato anche fieramente. Perchè ridurci a usare gli uomini per pura ripicca? Per dimostrare cosa a chi?

Alla fine, la vetrina degli uomini-oggetto non stuzzica la fantasia e nemmeno il desiderio. Molto meglio conquistare, ammaliare, affascinare. Se buttar via dopo è un’altra questione.

Non lasciamoci trascinare dalla mania compulsiva dello shopping anche in questo caso: vestiti e accessori possono placare da soli la nostra sete. Lasciamo che gli uomini-vetrina rimangano convinti di attirare e di piacere; perchè a loro in realtà, l’idea di risultare degli “oggetti del desiderio”, proprio non dispiace: dai secoli dei secoli cercano donne che lascino loro qualcosa, senza pretendere nulla in cambio. Vogliamo dare loro anche questa soddisfazione?!?

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