Gli incubi notturni nei bambini possono iniziare a tormentare il sonno dei più piccoli a partire dal secondo anno di età, e vanno distinti dalla paura del buio e dalla difficoltà generale ad addormentarsi.

Se il bambino si sveglia gridando o piangendo nel cuore della notte si tratta di un incubo, e in quel caso vi chiamerà a gran voce per essere rassicurato. Raggiungerlo subito è importante, perché non si tratta di un capriccio ed ha veramente bisogno di voi in quel momento: quindi, che siate insonnoliti o stanchi, non prendetevela con lui, avvicinatevi al lettino o al letto e rassicuratelo con parole di conforto e carezze, preferibilmente senza farlo alzare.

Fondamentale, poi, cercare di farlo parlare dell’incubo avuto (senza però insistere troppo). I bambini dai tre anni in su, una volta capito che era solo un sogno, probabilmente si tranquillizzeranno, mentre per i più piccoli sarà difficile comprenderlo.

Insegnate al vostro bambino a usare pensieri confortanti per rassicurarsi da solo, magari suggeritegli che può immaginare lo scenario da incubo che termina in maniera felice. Questa attività potrà anche aiutarlo a sviluppare la fiducia, l’autostima e un senso di controllo proattivo sulle sue risposte ai problemi della vita quotidiana.

Tenete a mente che i più piccini avranno paura di tornare a dormire, quindi abbiate un po’ di pazienza, parlate con loro, leggete una storia, fate tutto il necessario per aiutarli a calmarsi, sempre rimanendo a letto, se possibile.

La prevenzione è, in ogni caso, l’arma migliore. Rendete per il bambino il momento di andare a dormire un’esperienza piacevole, passate del tempo in stanza con lui prima che si addormenti, leggetegli una storia, cantategli una ninna nanna.

Appena il bambino ha i primi normalissimi incubi, parlatene con lui e cercate di capire quali sono le sue paure nella realtà: che si tratti del terrore dei ragni o della morte di un genitore, lavorate su quelle piuttosto che sull’incubo stesso.

Oltre che discutere dell’incubo con il bambino, cercate di indagare sulla sua vita quotidiana a scuola o a casa, per capire se qualche cambiamento nella realtà è all’origine degli incubi. Monitorate poi videogiochi, cartoni animati e film, perché potrebbero avere un contenuto troppo spaventoso, violento o in altro modo inquietante.

Lasciate che il bambino, a qualsiasi età, sia libero di esprimere i propri sentimenti nel modo più opportuno e mantenete con lui una comunicazione più aperta possibile: se il bambino ha difficoltà a esprimere il contenuto degli incubi o le preoccupazioni della vita reale, considerate di esplorare questi temi in modi più creativi e meno espliciti, ad esempio disegnando o recitando.

Se, dopo aver impiegato queste misure, gli incubi non passano e sono così frequenti da disturbare il sonno di un bambino, rivolgetevi al pediatra per discutere della vostra preoccupazione.