Forse ci siamo. La Corte Suprema indiana ha stabilito un’avanguardia nel campo dell’educazione sessuale. La Corte ha infatti sancito che il sesso prematrimoniale, così come la convivenza, non sono più considerati reati ai fini della legge.

Il motivo di questa recente emanazione? Nasce tutto da un piccolo scandalo e da un’attrice locale “che porta tutti alla perdizione”. Ecco il racconto di un problema di concetto che apre un barlume di tolleranza e modernità.

A New Delhi c’è stato di recente un grande problema: un tabù è stato toccato. E, come spesso accade in questi casi, a smuovere le acque è stata un’attrice molto amata dal pubblico indiano.

Khusboo, bellissima attrice locale della zona sud del Paese, ha osato esprimere il proprio parere sul sesso prematrimoniale, in ogni caso dopo che questo le fosse stato specificatamente richiesto nel corso di un’intervista. La donna avrebbe semplicemente espresso, con grande tranquillità, le proprie opinioni sull’annosa questione dei rapporti sessuali al di fuori del matrimonio:

Non sono contraria al sesso prima che una coppia sia unita in matrimonio.

Toccare un tabù culturale non è facile, soprattutto se la linea non è quella della tolleranza e dove l’informazione è relativa o strumentalizzata. Fatto sta che la bella Khusboo ha subito un polverone di critiche, inasprimenti e condanne. La prima fra tutte è che la donna è stata tacciata di corrompere i giovani indiani, contribuendo alla degradazione dei valori morali del Paese.

Tra un’occhiataccia di disprezzo e un’ennesima parola spesa per demolire la sua persona, Khusboo ha presentato ricorso alla Corte Suprema. Risultato? Ha ottenuto piena ragione. Quando si dice che una goccia può cambiare il mare, soprattutto se questa goccia è una donna che ha deciso di lottare.

“Khusboo”, in indiano significa “Fragranza”, un termine molto utilizzato in campo cinematografico, soprattutto per il successo di un recente film di produzione bollywoodiana.