La Gulabi Gang è composta da un gruppo di donne indiane in sari rosa che combattono per i diritti delle madri, mogli e figlie vittime di un sistema fatto di oppressioni e violenza.

Definita anche la banda in rosa, si muove attraverso il territorio del Bundelkhand, considerata una delle regioni più povere e violente dell’India centro-settentrionale, imbracciando lunghi bastoni di bambù e bastoni di legno.

Le unisce l’orgoglio di essersi ribellate a una vita fatta di violenza, matrimoni combinati e vessazioni: un’esistenza difficile comandata dalla rigida tradizione Hindù che ancora oggi condiziona e sottomette la vita delle donne.

Il gruppo prende vita da un’esigenza personale della fondatrice, Sampat Devi Pal, succube anche lei di un matrimonio combinato e di una famiglia aggressiva. Ribellatasi al sistema che la opprimeva, si mise a cucire abiti rendendosi economicamente indipendente, condizione difficile quasi utopica per le donne indiane delle regioni più povere che sono quasi sempre impossibilitate ad accedere all’istruzione e al lavoro. Per questo dipendono dal marito in tutto e per tutto e, in caso di morte, vengono cacciate e sono costrette a vivere per strada mendicando, sempre scacciate dalle forze dell’ordine e quasi sempre vittime di malattie.

Quest’anno è uscito per le Edizioni Piemme un libro dedicato alla vita di Sampat Devi Pal, dal titolo “Con il sari rosa”, presentato alla Fiera del Libro di Torino e scritto in collaborazione con Anne Berthod.

Sampat Pal Devi ha deciso di creare il gruppo quando, un giorno, vide sua sorella brutalizzata e trascinaata per i capelli dal marito ubriaco. Volendo fermare questi atti barbarici, radunò le donne del suo quartiere e armate di bastoni, sbarre di ferro e una mazza da cricket, inseguirono il cognato fino al campo di canna da zucchero e lo riempirono di botte.

Molte donne, da allora, si sono unite alla banda: strappate da una condizione di vita difficile, in un territorio dove la polizia, corrotta e collusa, copre la violenza domestica.

Il gruppo è cresciuto numericamente e si muove con costanza bloccando carichi di camion con derrate alimentari sottratte ai più abbienti, dissuadendo con le parole o con gli schiaffi uomini in cerca di spose bambine al limite della pedofilia, soccorrendo donne vittime di violenze domestiche, istruendo giovani prostitute sull’uso dei preservativi come contraccezione e protezione nei confronti delle malattie trasmissibili sessualmente, infine supportando e proteggendo coppie gay.

Con il suo gruppo, Sampat ha avviato all’indipendenza economica molte donne, insegnando loro l’arte del cucito e aprendo una piccola scuola interna per contrastare l’analfabetismo femminile.

Forse discutibili le tecniche con cui il gruppo si oppone alla violenza, ma sicuramente efficaci in uno stato, quello indiano, dove la donna è seduta sull’ultimo gradino della società. La Gulabi Gang è diventata un vero punto di riferimento a cui moltissime donne, a volte anche molti uomini, si rivolgono per trovare supporto e molto spesso rifugio. In India indossare un sari o una camicia rosa è un implicito sostegno al gruppo.

In rete si può trovare un docuvideo dedicato alla Gulabi Gang: