Sono molte le coppie che cercano ogni anno di ampliare la propria famiglia concependo un figlio. Non sempre però la natura è dalla nostra parte, in molti casi il percorso si presenta difficile e tortuoso. Le cause possono essere diverse, tra queste l’infertilità rappresenta il 15% dei casi e la metà delle volte è l’uomo a presentare questo disturbo.

Secondo quanto emerso nelle ricerche presentate al XXVI Congresso della Società Italiana di Andrologia (Sia), nella maggioranza dei casi è la genetica la principale responsabile della presenza di parametri seminali alterati.

Un patrimonio “disturbato” che l’uomo si porterebbe con sé dalla nascita e contro il quale è difficile combattere. Le cause genetiche sarebbero state individuate sia nelle alterazioni quantitative del livello di liquido seminale (azoospermia o oligozoospermia), che nelle anomalie della spermatogenesi.

Le prime nel 10% dei casi sono causate da fattori post-testicolari come ostruzioni delle vie urogenitali, le altre da fattori che agiscono direttamente a livello testicolare o pre-testicolare (ipogonadismo ipogonadotropo). Ma alla base di questi disturbi vi potrebbero essere circa 2 mila geni necessari per una normale produzione di spermatozoi, che non svolgerebbero regolarmente la loro attività.

Secondo gli andrologi è fondamentale, in caso di problemi di fertilità (sia nei casi di azoospermia che oligospermia), effettuare un’analisi dei cromosomi. Un’analisi genetica che diventa quasi un obbligo in caso di fecondazione assistita. Il presidente SIA, Vincenzo Gentile, ha inoltre assicurato che la produzione di spermatozoi in vitro partendo dalle staminali è ormai a buon punto.