Pochi giorni fa a Ginevra si è tenuta una riunione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), durante la quale si è cercato di fare il punto circa la gestione della pandemia H1N1.

Ci si è chiesti se non ci sia stato un allarmismo esagerato: campagne di ogni tipo ci informavano circa i pericoli del nuovo virus e, senza accorgercene, il panico è dilagato. Cos’è che è andato storto? Ha cercato di rispondere alla domanda Keiji Fukuda.

Fukuda, massimo esperto di influenza all’interno dell’OMS, ha sottolineato che:

Il sistema di sei fasi utilizzato per dichiarare una pandemia, sulla base della diffusione geografica di un virus piuttosto che sulla sua severità, ha creato una certa confusione sulla pericolosità della malattia.

Altra questione sono i vaccini e l’accumulo di scorte che adesso rimarranno inutilizzate. I più critici vedono in questo un accordo tra l’OMS e le case farmaceutiche, le uniche ad averci guadagnato qualcosa da questa situazione. Fukuda spiega, però, che la situazione è ben diversa e che se all’inizio si credevano necessarie due dosi per immunizzare il virus, solo strada facendo si è scoperto che una sola dosa era sufficiente.

Anche se ci vorranno ancora uno o due anni per avere i dati definitivi circa il tasso di mortalità del virus, in base a una stima approssimativa si calcola che l’influenza A ha causato 17.700 morti in 213 paesi, meno vittime della febbre aviaria e di una normale influenza stagionale.