Secondo gli ultimi dati il 60% dei bambini è a letto con l’influenza. Si è quindi verificato il picco di contagi previsto proprio per la fine di gennaio e i primi giorni dei febbraio, che secondo la Federazione Medici Pediatri (Fimp) è dovuto soprattutto alla carenza di vaccinazioni.

Il contagio avviene attraverso il contatto con persone infette e il virus si trasmette facilmente per via aerea, a causa delle goccioline di saliva o muco che possono dare vita ai primi sintomi dell’influenza anche a distanza di tre o quattro giorni.

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Secondo uno studio condotto dal Centro per il Controllo delle Malattie (Cdc) di Atlanta e dalle autorità sanitarie della Pennsylvania, inoltre, i bambini hanno molte probabilità in più di contrarre il virus da coetanei dello stesso sesso.

Paradossalmente, infatti, il compagno di banco non è potenzialmente pericoloso quanto il classico amico o amica del cuore, che ha tre volte più possibilità di trasmettere la malattia frequentando spesso un bimbo del suo stesso sesso. Su 370 bambini frequentanti la stessa scuola, analizzati durante la pandemia di influenza A, la maggior parte sono stati protagonisti di contagi tra maschi e maschi e tra femmine e femmine.

Premettendo che una corretta prevenzione con adeguato riposo, attenzione agli sbalzi di temperatura e alimentazione curata è fondamentale per limitare gli episodi influenzali, la stessa ricerca ha preso in esame anche l’efficacia della chiusura dell’istituto scolastico, che tuttavia in quel preciso caso è avvenuta con troppo ritardo e non ha evitato che circa il 23% degli scolari venisse contagiato.