In ogni stagione influenzale, si ripete con costanza un curioso scenario: il marito, con poche linee di febbre, si lamenta immobile a letto, quasi fosse vittima di una sconosciuta malattia esotica. La moglie, invece, con una temperatura superiore ai 38 gradi continua in tutte le attività quotidiane, dal lavoro alla cura dei figli passando per la spesa. Gli uomini sono davvero esagerati in fatto di influenza?

Quella che fino ad oggi sembrava una diceria, è diventata una vera e propria conferma scientifica. Una ricerca pubblicata da Occupational Medicine dimostra come il genere maschile sia afflitto da una singolare patologia, la “Men Flu“, che li porta ad esagerare le proprie condizioni soprattutto se soggetti a stress lavorativo. Ecco, quindi, che il raffreddore viene considerato una condanna di morte e una leggerissima influenza come l’anticamera del camposanto.

Lo studio, condotto su 1.200 operai di oltre 40 aziende coreane, dimostra come in caso di piccoli problemi di salute l’uomo risenta delle preoccupazioni pregresse. Lo stress lavorativo, in primo luogo, sembrerebbe un fattore peggiorante dell’influenza, in grado di potenziarne i sintomi. In realtà, non sono tanto gli effetti a essere moltiplicati, quanto la percezione stessa del malanno. In altre parole, gli uomini sovrastimano le proprie condizioni e compensano il tutto con un breviario di lamentele e piagnistei.

Sebbene il fattore psicologico risulti determinante in queste situazioni, non va però sottovalutato l’elemento strettamente scientifico. Appare infatti provato che lo stress induca la riduzione delle difese immunitarie, rendendo quindi più pesante la durata dei malanni di stagione. A meno di gravi patologie già esistenti, però, permane comunque una buona dose di esagerazione tutta maschile: anche le donne subiscono ogni giorno pressioni di svariata natura, eppure non sembrano troppo risentirne in caso di sindromi influenzali.