La stagione dell’influenza invernale è appena incominciata e raggiungerà il proprio picco verso la fine del mese. Anche quest’anno, il virus più temuto è quello della suina, il tanto discusso H1N1. Mentre la Gran Bretagna si trova a lottare con una situazione grave, con un numero di morti sempre in aumento nonostante il virus non sia più pandemico, il Ministero della Salute italiano rassicura i pazienti, colpevolizzando però i rimedi omeopatici.

Come consuetudine, per combattere l’influenza serve riposo e l’aiuto di farmaci antipiretici, quali il paracetamolo, e degli antivirali nei casi più gravi. Sconsigliata, invece, l’assunzione di antibiotici: questa categoria di farmaci è pensata appositamente per le infezioni batteriche e quindi, oltre a non aver alcuna efficacia sui virus influenzali, l’abuso può portare a sviluppare dannose resistenze. Per prevenire il contagio, invece, le linee guida consigliano di lavarsi frequentemente le mani con cura, soprattutto dopo aver visitato posti affollati.

Il Ministero, tuttavia, si rivela dubbioso e allarmato per il fai da te e l’omeopatia, una preoccupazione che appare forse immotivata. I famosi “rimedi della nonna”, i ritrovati dell’erboristeria di fiducia, così come le compresse omeopatiche, non devono essere mai sostituiti alle terapie ufficiali ma, allo stesso tempo, possono essere di sicuro sollievo se affiancati alle cure impartite dal medico. Brodi e infusi balsamici, ad esempio, possono aiutare ad alleggerire il peso sulle vie respiratorie. Senza perciò cadere in inutili allarmismi, è bene seguire il buon senso: ricorrere all’omeopatia e ai rimedi popolari solo come coadiuvante alle prescrizioni del proprio medico di base, che rimangono la prima e la più efficace forma di difesa dell’influenza.

I virus influenzali in circolazione, infine, costringeranno forzatamente a letto dai 3 ai 5 milioni di italiani. Al momento, non si notano mutazioni aggressive dell’H1N1, che rimane quindi lo stesso dello scorso anno con sintomi quali febbre, cefalea, disturbi respiratori e intestinali. Potenzialmente esenti dal contagio, invece, tutti coloro che negli ultimi mesi si sono sottoposti alla vaccinazione volontaria, ovvero anziani e categorie a rischio.