Investire sugli insegnanti per migliorare le performance degli studenti: la motivazione economica di quest’ultimi garantisce voti e standard più alti ai primi. A professori invogliati corrispondono studenti più invogliati, così come a insegnanti più preparati corrispondono studenti altrettanto diligenti. I focus della Ocse sui dati PISA 2009 danno corpo a intuizioni quasi scontate, ma con tanto di cifre.

Sintetizzando la questione, potremmo dire che in Europa ci sono due econonomie dell’apprendimento: nelle società in via di sviluppo, come quelle dell’est, con PIL medio inferiore ai 20 mila dollari l’anno per abitante, gli investimenti migliori sono quelli verso il complesso del sistema scolastico. Nei paesi invece più ricchi, come anche l’Italia, il sistema dell’istruzione tende a spendere di più per la formazione degli insegnanti.

Le statistiche non ottimali su bocciature e abbandoni nei quindicenni del Belpaese sono da questo punto di vista una nota stonata rispetto a quanto si dovrebbe fare per imitare gli esempi migliori all’estero, e il focus dell’Ocse mostra definitivamente come non abbia avuto senso penalizzare il corpo docente della scuola perché colpevole di assorbire molto denaro pubblico destinato all’istruzione: in realtà è esattamente ciò che bisogna fare.

Corea, Honk Kong, i severi sistemi orientali, stanno in questo momento superando tutto il mondo nei test Invalsi perché, secondo i ricercatori, i loro docenti sono pagati il doppio della media del salario nel loro paese. Con un’attenzione in più, molto importante in Italia dove purtroppo ha vinto una certa retorica della durezza che spesso è soltanto gettare la spugna: i risultati migliori sono ottenuti nei paesi dove si punta molto all’integrazione scolastica e non si accetta l’abbandono.

«Indipendentemente dal livello di ricchezza, i paesi che si impegnano, tanto in termini di risorse che di politiche, a garantire il successo formativo a tutti i propri alunni ottengono migliori risultati dei sistemi educativi che tendono escludere gli alunni meno bravi o coloro che presentano problemi di disciplina o con bisogni speciali.»

Tra le tante risorse fornite da questi focus, suggeriamo anche una guida su come i genitori possono migliorare il profitto scolastico dei loro figli, in particolare nella Lettura, punto debole dei 15enni italiani. Nel testo si sottolinea come gli studenti quindicenni con i quali i genitori leggevano spesso libri durante il primo anno di scuola primaria hanno ottenuto, in PISA 2009, punteggi nettamente più alti rispetto agli studenti insieme ai quali i genitori leggevano raramente o per niente. Quindi, il segreto (tra l’altro valido al di là del background economico delle famiglie coinvolte) è leggere assieme ai figli quando fanno le elementari, per avere studenti delle superiori senza problemi. Il coinvolgimento precoce alla lunga paga.

«Non serve un dottorato di ricerca o un numero illimitato di ore per far sì che i genitori facciano la differenza. Infatti, molte attività genitori-figli associate con una migliore performance degli studenti in lettura richiedono relativamente poco tempo e nessuna conoscenza specialistica. Ciò che invece è necessario è nutrire un vero interesse e impegnarsi attivamente. (…) ad esempio, gli studenti con i quali i genitori discutono di politica o di temi d’attualità ogni giorno o ogni settimana ottengono, in media, 28 punti in più di quelli con i quali i genitori discutono di tali argomenti con minore frequenza o per niente. Il vantaggio maggiore si ha in Italia: 42 punti.»

Fonte: Ocse-Pisa