E’ stata definita scimmia, orango, musulmana di “m”, addirittura prostituta. Sono mesi che il nostro Paese insulta quella che di fatto è il primo ministro afro-italiano della nostra storia. Ma non è la sua unica “colpa”: Cécile Kyenge infatti non solo è nera, ma è anche donna. (Quale affronto!)

Lo ha sostenuto lei stessa da Modena, da dove ha ribadito che non demorderà nonostante gli attacchi. “Sono nera e sono donna”, un binomio mefistofelico per molti italiani, un accostamento politicamente corretto (laddove la politica fosse una cosa seria) che qui da noi diventa non solo scorretto, ma addirittura insostenibile.

La Kyenge ha ragione: lei ha rotto degli schemi, è andata oltre gli stereotipi e sì, questa è una colpa gravissima per chi di luoghi comuni respira e sopravvive, per tutti coloro che si aggrappano saldamente a un capro espiatorio che li distolga dalla trave del proprio occhio.

Io chiamerei tutta questa faccenda “il grande diversivo“. Ma questa è sicuramente un’altra storia. Quel che mi interessa ribadire qui è lo sdegno: non soltanto per gli insulti in se stessi, non solo per il maschilismo, per il razzismo, per il becero modo di esprimersi della classe rappresentativa italiana (mi fa tristezza soltanto dirlo); il mio sdegno va oltre ed è uno sdegno per lo sdegno: a questo punto della storia dell’umanità, a questo punto della storia italiana mi ritrovo indignata per una questione che puzza prepotentemente di Medioevo. E questo mi indigna a mia volta.

Se il Ministro dell’Integrazione italiano fosse stato nero, ma uomo, le cose sarebbero andate diversamente: i carissimi politici di destra non avrebbero avuto così tanti aggettivi e sostantivi da utilizzare per insultarlo; invece rimango basita nell’apprendere ancora una volta che nella nostra lingua e nel nostro modo di pensare, permangono tantissimi termini coniati esclusivamente per offendere la popolazione femminile semplicemente in quanto tale. Il corrispettivo maschile decisamente non esiste. E forse di questo meschino “privilegio” potremmo farne a meno.

“Sono donna e sono nera”. “Come hai osato?!?” E’ questo ciò che dicono le ingiurie. E guarda un po’ la politica si trasforma nuovamente in un circo dove i fenomeni da baraccone sono quelli che indicano la donna cannone, e non viceversa. Gli stessi che negli spettacoli di magia ricoprono il ruolo più importante: quello di distrarre il pubblico dal trucco principale. In un modo talmente infimo da sembrare quasi finto. Ma ahimè è tutto fin troppo reale, dal trucco al diversivo. E non c’è da andarne fieri.