Nei primi mesi di vita è assolutamente normale per i neogenitori fare i conti con lacrime continue. I neonati possono piangere per diversi motivi. Le lacrime sono l’unico mezzo di comunicazione che dal momento della nascita sanno usare.

Ecco perché capirne il motivo può risultare veramente molto complicato. Come al solito la migliore soluzione è quella di avere pazienza e soprattutto di non aver paura di viziare il proprio bambino se lo si prende in braccio quando si è di fronte a un pianto inconsolabile. Raramente nei primi periodi il bebè utilizza le lacrime per capriccio, nella quasi totalità delle volte alla base vi è un disagio. Ai genitori l’arduo compito di capire quale.

Galleria di immagini: il pianto dei neonati

Innanzitutto è bene ricordare che la nascita è un momento di cambiamenti anche per il piccolo e questo può comportare ansia e paura. Il pianto è l’unico linguaggio che conosce per esprimere le sue difficoltà quotidiane. Inizialmente sarà difficile interpretarlo e rispondere in modo soddisfacente alle due richieste, ma con il passare del tempo tutto diverrà più semplice. Basterà prestare attenzione ad alcune caratteristiche che contraddistinguono ad esempio il pianto da fame da quello di dolore.

Nei primi due mesi di vita in genere i bambini piangono per fame o di fronte a un cambio di ambiente (il passaggio dall’ospedale a casa). A partire dal terzo mese si aggiunge la paura per il distacco dalla madre o per la presenza di estranei. Il pianto del neonato è una come una melodia, riconoscere le inflessioni permetterà ai genitori di capire il motivo di tante lacrime. Il pianto può essere crescente se si mantiene costante nel tempo, decrescente se aumenta per poi diminuire, nel primo caso si tratta di un disturbo per il quale può essere necessario l’intervento del pediatra, nel secondo non vi è nulla di cui preoccuparsi.

Prestare attenzione alle caratteristiche del pianto è importante anche per capire qual è il messaggio che il piccolo vuole comunicare. Se si tratta di fame smetterà di piangere per riprendere fiato, se invece è una risposta a uno stimolo doloroso gli strilli saranno costanti con una pausa di massimo due secondi. Insomma un pianto disperato.

Prima di chiamare il pediatra o correre al pronto soccorso è bene escludere ogni possibile ragione risolvibile all’interno delle mura domestiche. La prima cosa da valutare è la fame. Se si è sicuri che il proprio bambino è sazio allora si potrà passare a valutare altri aspetti. Il pianto disperato può voler comunicare che il pannolino è sporco. A nessuno piace sentirsi sporco tanto meno a un bebè. Per evitare l’eritema da pannolino sarà necessario cambiare il piccolo almeno ogni due ore.

Il bimbo può piangere anche perché è molto stanco e non riesce ad addormentarsi. nei primi mesi di vita i neonati dormono in media 17 ore a giorno, rimanere svegli per più di un ora può essere per loro veramente difficile. Che fare in questi casi? Innanzitutto bisogna tranquillizzarlo il più possibile evitando la presenza di parenti intorno che possano tenerlo attivo. Si potrebbe provare a portarlo in una stanza tranquilla immersa nella penombra, oppure portarlo con sé nel marsupio, il contatto con la mamma tende a calmarlo, oppure si può provare il collaudatissimo giro in macchina. Il dondolio dell’auto, infatti, concilia il sonno di molti bambini.

Il marsupio può essere un valido alleato anche quando il bebè piange per voglia di coccole. Impossibile tenere il bambino in braccio per tutta la giornata. In alcuni momenti grazie a questa sacca lo si potrà portare con sé anche durante le faccende domestiche.

Il pianto serve ai bambini anche per comunicare che hanno freddo o caldo. Per capirlo basterà toccargli la nuca o il petto comportandosi di conseguenza. Oppure come risposta a uno stimolo doloroso. Il più frequente è dovuto alle coliche gassose. Durante la poppata, soprattutto con il biberon, infatti  il bambino tende a ingurgitare aria. In genere i genitori reagiscono agli strilli disperati agitandosi con il risultato di far aumentare d’intensità il pianto del proprio piccolo.

Se il pianto continua ininterrottamente e tutte le altre possibili cause sono state escluse allora le lacrime possono essere sintomo di qualcosa che non va. In quel caso chiamare il pediatra sarà la giusta soluzione. L’importante è cercare di non perdere mai il controllo. I neonati sono molto sensibili e assorbono lo stato d’animo di chi li accudisce.