Non sempre rende felici scoprire di essere incinte,  per molte da gioia per alcune no. Per chi decide di interrompere una gravidanza volontariamente due sono i metodi che si possono utilizzare: quello farmacologico o quello chirurgico.

Il metodo farmacologico è  un procedimento che avviene in diverse fasi e che, a differenza di quello che si possa  pensare, richiede necessariamente il ricovero in ospedale. Se si sceglie questo metodo deve essere prescritto dal medico, entro la settima settimana iniziando a contare dal primo giorno del’ultimo ciclo mestruale.

Nella prima fase la gestante deve  assumere  il Mifepristone ( Ru486), che serve a bloccare l’attività del progesterone,  provocando così un aborto interno. Dopo 48 ore, si passa al secondo farmaco, il quale  provoca l’espulsione dei tessuti embrionali attraverso la contrazione dell’utero e una conseguente emorragia.

Il metodo chirurgico deve essere eseguito entro le 14 settimane, partendo dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Per facilitare l’operazione può essere chiesto alla gestante di assumere il giorno prima o lo stesso giorno  la prostaglandina, un farmaco che aiuta a rilassare il collo dell’utero.  L’intervento durerà circa venti minuti e si potrà tornare a casa, a seconda dei casi, tra le tre  e le sette ore seguenti oppure il giorno dopo se previsto ricovero.

In entrambi i metodi si accuseranno dei dolori post intervento, con perdite di sangue più abbondanti rispetto al solito ciclo mestruale, si potrà avere anche la nausea o vomito se si è scelto il metodo farmacologico.

In entrambi i casi non si avranno rischi per le gestanti a livello fisico, è sempre possibile avere un’altra gravidanza, molto probabilmente  a livello psicologico, anche se è sempre molto soggettivo.

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