In occasione dell’anteprima romana del film “Amore 14”, il regista Federico Moccia insieme al cast ha partecipato alla conferenza stampa, rispondendo ad alcune domande.

Il film uscirà nelle sale il 30 ottobre ed è la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro scritto dallo stesso regista. “Amore 14” racconta il mondo dei quattordicenni di oggi, dei loro sentimenti e delle loro “prime volte”.

Perché “Amore 14”?

(Federico Moccia) Ricordo con grande serenità e divertimento quello che È stato il fantastico momento dei 13 anni. Quell’età È una finestra, lo scoprire tutta una serie di cose che ci serviranno negli anni per affrontare le difficoltà della vita, È tutto ciò che ricorderemo nel tempo. Non c’È molta attenzione o considerazione verso quest’età, negli occhi dei quattordicenni c’È tutto un mondo da scoprire, un mondi di difficoltà e dubbi. Questo film vuol essere un traghettatore, uno strumento per far capire l’importanza di quest’età e per spingere genitori e figli a parlare di più.

Il film racconta la storia di Carolina, le sue emozioni, le sue esperienze, i suoi problemi. Le figure maschili sono solo di contorno. Perché le emozioni sono solo femminili?

Il film racconta la storia di una ragazza giovanissima, delle sue sensazioni e delle sue emozioni. Proprio come nel libro da cui è tratto il film. In realtà la sua voce diventa corale, attraverso il fratello, il nonno, Massi.

Perché il finale è così amaro e triste?

A 14 anni te ne succedono di tutti i colori. Il messaggio del film è semplice: “non avere fretta”, come dice la protagonista “ho solo 14 anni”. Non bisogna bruciare le tappe, bisogna dare importanza ai sentimenti. La maggior parte delle commedie giovanili hanno un finale positivo, invece la vita reale è piena di fregature. Per questo il mio film non ha un happy end. Dice ai ragazzi che non finisce sempre bene, avranno delusioni e tradimenti dalle persone che gli stanno accanto.

Quando ha scelto i protagonisti, cosa cercava?

Quando scrivi un libro approfondisci i personaggi. Così ho cercato nel casting di esser il più fedele possibile ai miei personaggi, ne ho cercato gli stessi colori, le stesse sensazioni. Ad esempio il giovane protagonista maschile, maggio, mi È subito piaciuto. Cercavo il tipico ragazzo che piace a tutte, e già ai provini quando lui passava tutte le ragazze tacevano e lo guardavano rapite.

Nel personaggio del fratello di Carolina, lo scrittore, quanto c’e di autobiografico?”

In Italia tutti stanno scrivendo o hanno scritto un libro, così è un tema molto attuale. Mi piaceva l’idea che nel film ci potesse esser qualcuno che parlasse della mia esperienza di scrittore. Così c’è molto di me: ho una sorella più grande, così ho potuto parlare anche del rapporto tra fratello e sorella. Inoltre, oggi spesso sento dire che i genitori sono contrari all’idea che i figli diventino scrittori. Sembra proprio uno scontro generazionale. Fortunatamente, nel mio caso, a mio padre piaceva l’idea che io scrivessi.

Nel film c’è una scena in cui si vede anche Michela Quattrociocche, protagonista di “Scusa ma ti chiamo amore” vestita da sposa, perché?

Mi ha colpito il film di Claude Lelouch, “Tutta una vita”, in cui casualmente c’è un rimando ad un altro film dello stesso regista. Così ho voluto farlo anch’io. Mentre si racconta la storia di Carolina, si vede Niki che si sta provando il vestito da sposa, quel che succederà nel prossimo film. È stato solo un mio divertimento per raccontare della contemporaneità della vita”.

A cura di Anastasia Mazzia