Il regista francese François Ozon ha presentato il suo ultimo film “Ricky – Una storia d’amore e libertà” alla stampa il 5 ottobre a Roma. Il film racconta la storia di una famiglia proletaria che vive nei sobborghi francesi la cui vita viene scombussolata dall’arrivo del figlio, Ricky. Il bambino è speciale perché ha due piccole ali piumate che gli spuntano sulla schiena. La pellicola uscirà nelle sale italiane il 9 ottobre.

Abbiamo incontrato l’autore per un’intervista:

Il film trae ispirazione dal racconto di Rose Tremain, “Moth”. Se ne discosta però completamente, soprattutto nella seconda parte, addolcendo il finale. Perché questa scelta?

François Ozon: In realtà mentre nel libro fin dalle prime pagine il piccolo Ricky ha le ali, nel film ho voluto seguire la sua crescita passo dopo passo per approfondire la tematica delle dinamiche familiari e la complessa evoluzione degli stati d’animo dei protagonisti. Inoltre a differenza del finale del libro, per me l’elemento fantastico, il bambino con le ali, deve portare felicità, un nuovo equilibrio nella coppia.

Il film si presta a molte interpretazioni e diverse chiavi di lettura, è casuale?

Il mio film non vuole dare risposte ma aprire molte domande. Lascio allo spettatore scegliere le risposte. Le diverse interpretazioni sono molto soggettive, dipendono dal contesto sociale e culturale dello spettatore. Così i cattolici prediligeranno la prospettiva religiosa del bambino -angelo, mentre i marxisti prediligeranno il contesto proletario.

Il film racconta della maternità come rapporto complesso.

Penso che si idealizzi troppo la maternità. Quando se ne parla lo si fa sempre sottolineando solo gli aspetti naturali e positivi. In realtà la maternità non È così scontata. La vita della donna cambia completamente, deve imparare ad accettare che c’È un nuovo componente della famiglia, e deve imparare anche a lasciarlo andare. Anche il ruolo del padre in una famiglia risulta complesso. Deve trovare il suo posto all’interno del rapporto speciale e simbiotico che c’È tra madre e figlio.

A proposito della diversità?

Ho voluto affrontare il tema della diversità come fonte di arricchimento, come momento di felicità.

Può raccontarci qualcosa sul suo prossimo film?

S’intitola “Le Refuge” ed è stato presentato al Festival di Toronto e a quello di San Sebastian dove ha vinto il gran premio della giuria. Uscirà in Italia a marzo.

A cura di Anastasia Mazzia