In occasione dell’uscita nelle sale italiane del suo ultimo film, “Nemico Pubblico”, il regista americano Michael Mann ha incontrato la stampa nella bellissima cornice dell’Hotel Hassler a Trinità dei Monti.

“Nemico Pubblico” è un gangster movie ambientato nell’America degli anni ’30. Trasposizione cinematografica della vita di John Dillinger (di cui parleremo diffusamente in un altro post), rapinatore di banche e gentiluomo, il film vanta un cast stellare da Johnny Depp a Christian Bale. Il film uscirà nelle sale italiane il 6 novembre.

Perché John Dillinger? Da dove nasce quest’idea?

(Michael Mann) Sono rimasto affascinato dalla sua vita. Una vita che ha brillato per un tempo brevissimo. Mi interessava l’idea di far rivivere Dillinger e di immergere il pubblico in questo personaggio. Questa è la magia del cinema: vedere le cose da dentro. Ero anche incuriosito dal mettere alla prova Johnny Depp. È un attore che ha tante passioni che spesso però restano nascoste, e invece io volevo che le sue emozioni fossero esternate.

È un film classico ma al tempo stesso risulta essere molto moderno, perché?

Mi piace fare film d’epoca. La mia aspirazione era di ricreare la realtà in modo del tutto realistico, volevo essere estremamente dettagliato. Il mio scopo era riportare in vita un presente che è passato ma che per il pubblico è realtà. È sbagliato affrontare le tematiche del passato con l’atteggiamento del presente. È necessario capire come vestivano, come guidavano, come pensavano. Era una gang che agiva senza pensare mai al domani, non avevano percezione del futuro.

Ho sempre amato molto gli anni ’30 e io sono proprio cresciuto in quei luoghi. Ricordo che mio padre, ogni volta che passavamo davanti al cinema in cui Dillinger è stato ucciso, mi raccontava sempre di quel mitico rapinatore di banche.

I posti hanno un’anima, ci riportano a quei momenti. Ad esempio per le scene girate alla pensione “Little Bohemia” io e Johnny (Depp) eravamo così emozionati! Johnny (Depp) si sarebbe steso sullo stesso letto in cui aveva riposato Dillinger, avrebbe osservato lo stesso soffitto. Eravamo così emozionati di essere lì, in quella stanza, si respirava una così grande magia!.

La tecnica usata nel film è il digitale, perché questa scelta?

Una notte eravamo a girare a Los Angeles e pioveva. Avevamo un Buick anni 30 e delle persone con dei cappotti scuri appoggiati ad un muro. Abbiamo registrato prima con la pellicola normale, poi con quella digitale. Con la pellicola normale si ricreava l’atmosfera degli anni ’30, ma quella digitale ci dava la veridicità del momento. Tutta la scena era reale, vera. Quando si prendono le armi e si inizia a sparare, è necessario capire la potenza dei fucili dell’epoca, il loro rumore assordante.

È molto distante dai classici gangster movie del passato. Non si sa nulla di Dillinger, il film inizia che Dillinger è già un famoso rapinatore di banche. Lo si scopre lentamente durante lo sviluppo del film. È un nuovo metodo per scoprire la psicologia del protagonista?

Il mio approccio alla storia è stato così: volevo immergermi completamente nella vita di Dillinger e nelle sue contraddizioni. Non ero interessato a raccontare cosa aveva fatto quando aveva 3 anni o i suoi traumi psicologici. In quel caso sarebbe stata una biografia da History Channel e non un film. L’importante per me era far emergere la sua storia, la sua psicologia fin dall’inizio attraverso particolari che diventavano emblematici per la sua storia.

La storia si ambienta durante la Grande Depressione. La tematica è molto attuale, rispecchia forse la grave crisi economica odierna?

È stata solo una coincidenza sfortunata. Non era mia intenzione richiamare la grave crisi globale che ci sta affliggendo. Amo quel periodo storico, gli anni ’30, da molto tempo. I miei genitori hanno vissuto quel periodo e mi hanno sempre raccontato delle difficoltà di quegli anni.

A cura di Anastasia Mazzia