Giacchino di pelle alla “Fonzie”, camicia rossa e occhiali da sole: così si è presentato il cineasta più famoso d’Europa, Pedro Almodovar, alla conferenza stampa organizzata dalla Warner Bros a cui siamo stati invitati.

La conferenza stampa ha avuto luogo a Palazzo Poli, nella bellissima cornice della Fontana di Trevi.

Vincitore di ben 2 oscar, nel 1999 come Miglior film straniero per “Tutto su mia madre” e nel 2003 come migliore sceneggiatura per “Parla con lei”, il regista spagnolo ritorna sul grande schermo con un nuovo drammatico film “Gli abbracci spezzati” che uscirà nelle sale italiane il 13 novembre.

Divertente e ironico, affascinante e polemico, Il regista ha parlato del suo nuovo film e di molto altro. Ne riportiamo solo le parti più interessanti.

Questo film è una dichiarazione d’amore per il cinema, come è nata l’idea?

(Almodovar) È solo dopo aver finito questo film che ho capito quanto fosse stata forte la proiezione del mio amore per il cinema, non solo come regista ma anche come spettatore. Il fatto che tutti i personaggi del film ruotino attorno al cinema, fa capire quanto sia importante il cinema nella mia vita. Già da quando ero bambino, nella Spagna degli anni 50, il cinema rappresentava l’unico svago. La vita era difficile e oscura a quei tempi e il cinema rappresentava un mondo parallelo che ci manteneva in vita. Poi da adolescente ho capito che serviva a perfezionare la vita, il cinema la rende più o mena perfetta!.

Il film è una storia di amori difficili. L’amore dentro e fuori la scena. Qual è il suo punto di vista a riguardo?

È un film romantico, è l'”amour fou” che definisce tutto il film. Poi c’è l’amore tra genitori e figli. Secondo me tutti i problemi e i rapporti familiari sono importanti elementi cinematografici. Le grandi storie d’amore poi non finiscono mai bene, c’è sempre una certa fatalità. Proprio come il personaggio interpretato da Penelope: lei è condizionata fin dall’inizio dalla fatalità.

Riguardo alle nuove tecnologie, le piacciono? Quali non userebbe mai?

Le nuove tecnologie rappresentano un grande vantaggio per noi narratori. Soprattutto nei film d’azione si può fare tutto e di tutto. Ma ritengo che si perda l’emozione dell’azione. Così se la scena è pericolosa ma è creata col computer e quindi non ci sono vere persone che vi partecipano, si sente la mancanza del pericolo e quindi delle emozioni. Come ad esempio in hotel, quando per la prima volta mi hanno dato la tessera magnetica al posto della tradizionale chiave: Io ho pianto in quell’occasione!.

Nella scena finale del film, il protagonista -regista afferma che l’importante è finire il film. Questo vale anche per lei?

È importante questa frase, è la più importante di tutto il film. Rispecchia non solo la mia vocazione come regista ma anche il desiderio di proprietà della propria opera. Il materiale del cinema è molto fragile e vulnerabile e necessita di tutela. In Europa fortunatamente ci sono leggi che difendono l’autore, molto più che negli Stati Uniti.

C’è spesso un crocefisso inquadrato nel film. A proposito della recente sentenza della Corte Europea sul divieto di esporre il crocifisso nelle scuole, cosa ne pensa?

Nel mio film il crocifisso è solo un simbolo dell’amore che fu tra i protagonisti. A me piace il crocifisso come iconografia pop, come può essere il cuore o la stella. Ritengo che sia giusto rappresentare tutti i simboli religiosi a scuola o eliminarli tutti. In spagna come nel resto d’Europa le scuole pubbliche sono frequentate non solo dai cattolici.

Com’è il suo rapporto con Penelope Cruz? Cosa ne pensa di lei come attrice?

È un rapporto felice. La nostra amicizia si basa sul fatto che ci diciamo sempre la verità. Io sono sempre sincero con lei, anche perché Penelope è un po’ paranoica su questo (ride), per lei la verità è più importante che per altre persone.

La nostra relazione è felice, perché si basa sulla verità e non c’è il sesso di mezzo (ride). Penelope riesce a rendere reale tutti i personaggi che interpreta. Ha umorismo e una grande forza interiore che le permette di rappresentare tutti i personaggi che vuole. Questa grande forza è accompagnata allo stesso tempo da una vulnerabilità incredibile, quasi infantile. È questo contrasto che la rende perfetta per interpretare donne così, che hanno sofferto molto ma che non hanno ancora smesso di combattere.