E’ curioso come la demonizzazione del sesso spesso non collimi affatto con la mercificazione del corpo delle donne. Ed è curioso come in certi frangenti la caparbietà nel voler negare tale mercificazione sfiori quasi il ridicolo, tentando di bilanciare una questione che di equilibrato non ha proprio nulla.

Mi sono imbattuta in due simpatiche (?!?!) gallery che oltre a farmi sorridere mi hanno anche fatto riflettere (incredibilmente!): si tratta di modelle di lingerie, diciamo sexy, private di….qualcosa. Ebbene sì: nelle immagini di mutandine (o semplici fili interculari) e reggiseni si nota chiaramente il tocco di Photoshop, nemmeno troppo mimetizzato, e le povere malcapitate sembrano mancare di certi attributi. Nella fattispecie, di vagina e di capezzoli.

La censura incombe. E la cosa mi ricorda spaventosamente certe statue romane, private di alcune “parti” dagli inviati di San Pietro. Storie e tempistiche diverse. Ma sempre la medesima sostanza. Ora il quesito è: si tratta di cosa buona e giusta photoshoppare vagine e tette delle modelle per salvaguardare la loro pudica innocenza e quella dei possibili acquirenti, oppure ci troviamo di fronte a un goffo tentativo di castità per presentare articoli che di candido non hanno nemmeno il colore?!?

Tanto vale usare bambole gonfiabili o manichini: costano meno ed evitano anche il lavoro di editing. Ah già ma dimenticavo: certi manichini offendono il pubblico pudore. Demonizziamo pure il piacere. Censuriamo il corpo umano quando è semplicemente logico che esista. Però per carità, non togliamo i culi in prima serata, quelli non offendono nessuno, anzi, aumentano l’audience.

Oddio forse non considero una cosa: la vagina e i capezzoli sono oltraggiosi. Il culo e il resto delle tette evidentemente no (a meno che non diventino un’arma del delitto…). L’elogio della follia potrebbe così continuare: ma cos’altro potremmo aspettarci da una società che classifica le rughe come lesive della dignità?!?

Quasi dimenticavo: qui e qui le gallery di cui sopra. Divertitevi.

photo credit: zioWoody via photopin cc