Il rapporto “Who’s winning the clean energy race?” presentato dalla Pew Charitable Trusts, ha confermato che gli investimenti privati nelle energie rinnovabili in Italia continuano a crescere, portando il nostro Paese al quarto posto dopo USA, Cina e Germania.

Questi risultati, secondo Phyllis Cuttino, direttore del Clean Energy Program del Pew, consiglierebbero di non effettuare drastici tagli agli incentivi alle rinnovabili. E infatti lo stesso Cuttino sottolinea che il sistema incentivante italiano deve saper garantire la stabilità normativa indispensabile per stimolare la fiducia degli investitori internazionali.

Anche per quanto riguarda il comparto solare, l’Italia è in buona posizione: è il primo Paese ad aver raggiunto la “grid parity”, cioè la competitività dei prezzi dell’energia solare rispetto alle fonti tradizionali. Anche perché dispone di elevate risorse di energia solare e può quindi competere con i prezzi elevati delle energie tradizionali.

Il solare è cresciuto anche perché si è registrato un calo notevole del prezzo dei pannelli fotovoltaici. Un motivo in più per la sua crescita, oltre all’ottima posizione del nostro Paese dopo il terzo posto della Germania e anche per il confronto con la potenza energetica garantita dal nucleare: sono dati inequivocabili, che confermano un divario che si va facendo sempre meno incolmabile.

In sintesi, il calo dei prezzi, oltre all’aumento degli investimenti privati, ha creato un processo di crescita, sempre più accelerato, della capacita di generare energia pulita installata. Lo riprova il fatto che nel 2011 la crescita è riuscita a raggiungere una quota record di 83,5 GW, portando a 565 GW il totale a livello globale. Una cifra notevolissima, che rappresenta più del 50% della capacità di generazione di energia nucleare installata nel mondo.

Sono questi i dati che dovrebbero indurre al ripensamento sui tagli agli incentivi alle rinnovabili, un settore vitale per l’economia italiana, per il risparmio energetico e, a richio di sembrare retorici, sull’alto potenziale occupazionale che presentano le rinnovabili. In prospettiva, bollette più care e disoccupazione.