Il progetto di fare un film dedicato alla figura Nelson Mandela era in piedi da molto tempo ma le grandi difficoltà incontrate derivavano principalmente dalla mancanza di un buon copione. La vita di uno dei personaggi più importanti del ventesimo secolo è stata talmente densa di avvenimenti da rendere estremamente complessa la buona riuscita del progetto.

Ciò che successivamente ha concesso la realizzazione di “Invictus”, e stato un incontro casuale avuto fra Morgan Freeman con l’autore di “Playing the Enemy“, John Carlin, giornalista americano che ha preso in considerazione proprio gli anni successivi alla scarcerazione del leader sudafricano.

Dopo aver letto il libro, Freeman ne acquisì i immediatamente i diritti, e affidò ad Anthony Peckham e allo stesso autore la realizzazione della sceneggiatura per il film. Dopo quattro mesi il copione fu pronto e consegnato a Clit Eastwood, che, senza farsi pregare più di tanto, accettò di dirigere il film in questione. “Invictus”, grazie alla sapiente e calibrata regia di Easwood, non è un film sullo sport, né una biografia nel senso più stretto del termine, le sequenze agonistiche assumono un tono davvero epico.

La figura che ne esce fuori di Nelson Mandela è quella di un uomo realista con delle incredibili capacità da mediatore, un uomo saggio, intelligente e capace di vedere ben oltre gli ostacoli.