Quella di Carlo Verdone per l’abito talare sembra essere proprio una passione, questa è già, infatti, la terza volta che interpreta il ruolo di un sacerdote. Il prete in questione si chiama don Carlo, e fa ritorno a Roma dopo essere stato in giro per il mondo impegnato in varie missioni, l’ultima in Africa.

Al suo ritorno l’uomo si troverà di fronte ad una famiglia (la sua) completamente allo sbando, il fratello è diventato cocainomane e si comporta come un ventenne, la sorella, terapeuta nevrotica, è alle prese con la figlia adolescente, mentre il padre ha un’amante molto più giovane di lui, una badante moldava di nome Olga. Ad un certo punto un imprevisto mischierà ulteriormente le carte, andando a complicare e non poco il lavoro di don Carlo.

Il protagonista interpretato Verdone, nonostante l’abito che indossa, parla, in realtà, assai poco di religione. I vari interpreti che il regista gestisce abilmente sono davvero bravi, Laura Chiatti compresa. Ma sono i duetti fra Verdone e la Finocchiaro ad essere davvero imperdibili. Fra le pecche del film va di sicuro annoverata una sceneggiatura un po’ troppo lacunosa, con un finale troppo accondiscendente. In ogni caso la pellicola porta a termine il suo compito, riuscendo a far sorridere gli spettatori con una certa costanza.