Occhio per occhio, dente per dente. In Iran e molti paesi islamici la legge del taglione pare essere l’unica via, l’unica soluzione, per contrastare la violenza con la violenza. Il suo nome originale è qesas e si mescola molto spesso con la religione, la storia di Sakineh Mohammadi Ashtiani ne è un esempio.

Era prevista proprio per oggi una dimostrazione pratica della qesas: a subirla Majid Movahedi condannato nel 2008 dal tribunale di Teheran all’accecamento tramite l’acido. L’uomo nel 2004 aveva sfigurato a sua volta Ameneh Bahrami, giovane donna che aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio.

Galleria di immagini: Ameneh Bahrami

In soccorso del carnefice è arrivata Amnesty International che ha denunciato il fatto come una punizione crudele e inumana equivalente a una tortura. A conferma del rinvio a data da destinarsi anche le parole del portavoce di Iran Human Rights, Mahmood Amiry-Moghaddam, il quale ha colto l’occasione per sottolineare i metodi brutalizzanti presenti in Iran.

Ameneh, oggi trentenne, ha subito ben diciassette operazioni al volto ma non ha recuperato la vista all’unico occhio rimasto. Oggi vive in Spagna e da tempo chiede che il suo carnefice subisca lo stesso tipo di punizione che ha distrutto la sua vita.

Riguardo alla qesas aveva affermato:

“Ho talmente sofferto in questi anni che ne sono davvero felice. Vorrei applicare io stessa la pena, non perché il colpevole soffra le mie stesse sue pene ma per dissuadere chiunque pensi di commettere crimini simili in futuro”.

Prima dello stop, l’esecuzione della tortura avrebbe dovuto svolgersi

all’ospedale Dadgostari di Teheran. La stessa giovane donna avrebbe dovuto versare delle gocce di acido solforico negli occhi dell’uomo, e in caso di rifiuto la pratica sarebbe stata attuata da un gruppo di specialisti.

Mahmood Amiry-Moghaddam aveva sottolineato più volte che l’applicazione della tortura, da parte della stessa vittima, avrebbe fatto ricadere sulle spalle della stessa Ameneh le responsabilità di un gesto disumano. Una vera e propria mossa politica messa in pratica dal governo iraniano.

La barbarie dello sfregio attraverso l’acido è una pratica, purtroppo, molto diffusa. Sono moltissime le donne vittime di questo atto disumano, nella maggioranza dei casi i carnefici sono familiari che non ammettono libertà, pretendenti che non accettano un rifiuto oppure mariti che puniscono con l’acido ipotesi di tradimento. La religione, come sempre, e la mancanza dei diritti che colpiscono il mondo femminile, condizionano la vita delle donne relegandole sullo scalino più basso del rispetto.