In Iran non c’è tregua per le donne, mentre si teme ancora per la sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani su cui pende una condanna per lapidazione che, nonostante le promesse, non è stata del tutto annullata. Nuove restrizioni e limitazioni della libertà individuale invadono il campo d’azione delle donne iraniane.

La notizia è di pochi giorni fa: il governo ha deciso di equiparare il numero degli iscritti per 12 corsi universitari, in modo che la percentuale sia la stessa per gli uomini e le donne che vi accedono.

I corsi sotto osservazione massima sono quelli di scienze politiche, psicologia, medicina, ingegneria, diritto, management e tutti i programmi di studio che si definiscono Women Studies; incompatibili con le politiche governative perché troppo simili al pensiero occidentale.

In realtà l’aumento delle iscrizioni femminili e delle conseguenti lauree aveva preoccupato il governo, in accordo con l’Ayatollah Ali Khamenei che aveva definito gli studi universitari come portatori di dubbi religiosi nelle menti dei giovani iraniani.

Una donna laureata è un pericolo, agli occhi dell’Iran, perché potrebbe sovvertire le regole imposte dalla religione, cercando spazi e ruoli diversi da quelli standard di madre, moglie e schiava. Potrebbe sentire la necessità di lavorare, rendendosi indipendente economicamente, socialmente e magari cercando rifugio all’estero dove ci sono diritti e salari più alti.

In questi anni l’Iran ha subito una vera e propria fuga di cervelli, in prevalenza femminili, da una condizione totalitaria e restrittiva. Inoltre la mancanza di aspirazione maschile, e relativa poca predisposizione all’istruzione, ha spinto le donne verso lo studio per raggiungere e ricoprire posti di ruolo importanti e di potere.

Questo ha spaventato le autorità iraniane, che sono corse ai ripari osteggiando di fatto le iscrizioni, spingendo le donne a rivolgersi alle piccole università di provincia più vicine a casa dove le famiglie d’origine possono continuare a esercitare il loro controllo, oppure rendendo i dormitori femminili luoghi non sicuri e pericolosi.

Nonostante gli scontri degli ultimi anni e il movimento dell’Onda Verde, che lotta per i diritti della popolazione iraniana, la rivoluzione culturale e sociale tanto annunciata tarda ad arrivare.

Sempre maggiori gli ostacoli che il governo contrappone alla necessità di libertà e cultura di un intero popolo. La violenza e la religione sono le armi più usate per ricattare i figli dell’Iran. Moltissime le donne che vivono una condizione di abuso mentale e fisico, tantissime costrette alla fuga, come il premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, scrittrice e avvocato di successo, che difende i diritti delle donne, dei bambini e dei perseguitati politici.

Per aver vinto questo Premio, che le è stato sequestrato dal governo, vive in esilio lontano dalla famiglia, impossibilitata a esercitare la sua professione.

Sabato scorso in Italia a La Spezia ha ricevuto dal Sindaco il Premio Exodus 2010 per la sua lotta, e ha così dichiarato:

Bisogna insegnare ai musulmani che si può essere musulmani e nello stesso tempo rispettare i principi dei diritti umani e della democrazia. Il fatto è che, per varie ragioni, alcuni governi islamici non vogliono che sia presentata un’interpretazione dell’Islam compatibile con la democrazia e con i diritti umani perché se lo facessero perderebbero ogni dominio sul popolo.