Oggi gli innamorati di mezzo mondo si scambieranno effusioni d’affetto e dolci ricordi della loro relazione. Non però in Iran, dove il governo di Teheran ha bandito per decreto ogni tipo di festeggiamento per San Valentino. La motivazione? L’annuale festa dell’amore è considerata un’usanza sovvertiva di stampo occidentale e, per questo, ogni bigliettino romantico sarà considerato alla stregua di un samizdat, ovvero di un volantino clandestino e anarchico.

La decisione del governo Iraniano, però, non sembra rispondere tanto alla domanda di preservazione della cultura locale, ma sottende a ormai note strategie della teoria del terrore: spaventando le masse, rendendo poco appetibili anche i diritti elementari, è più facile agire il controllo e ottenere appoggio incondizionato.

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Solo pochi giorni fa, così come riporta Il Sole 24 Ore, le autorità di Teheran han vietato la citazione di cibi stranieri nei programmi televisivi. In TV, perciò, non si potranno dire parole come “pizza”, “pasta” o “sushi”, ma si dovrà ricorrere eventualmente a una parafrasi. Le bizzarrie, tuttavia, non finiscono qui: è bandita la musica rap, il rock and roll, magazine dal contenuto lontanamente erotico, smalti per le unghie e quant’altro. La condizione della donna iraniana, poi, abbiamo ben imparato a conoscerla con il drammatico caso di Sakineh Mohammadi-Ashtiani.

Sarebbe fin troppo facile, però, giustificare queste restrizioni puntando il dito all’Islam. La religione musulmana, seppur severa soprattutto nei confronti delle donne, non appare così radicale e, di per sé, non giustifica le azioni delle istituzioni di Teharan. Tali limitazioni, perciò, sono la diretta conseguenza dell’estremismo di Mahmud Ahmadinejad, il Presidente della Nazione, che ha fatto dell’esclusione delle libertà personali un marchio di fabbrica del proprio mandato.

Nel nostro Paese, San Valentino è una festa come tante. Amata da molti, snobbata da altri per l’evidente consumismo a essa correlato, rimane un’opzione libera per i cittadini. In un paese come l’Iran, dove il 70% della popolazione è sotto i trentanni ed è continuamente oggetto di vessazioni, appare quasi come una necessità: l’urgenza di una giornata di pace e tranquillità svincolata da inspiegabili paletti normativi.