L’età di una donna, si sa, per galanteria non si rivela mai: questa regola così amata dalle signore di ogni generazione, però, ha la sua eccezione nel momento in cui si festeggiano un anniversario e una vita tanto straordinari come quelli di Irene Camber, la prima donna a vincere l’oro olimpico nel fioretto, che compie 90 anni il 12 febbraio 2016.

I numeri sono la prima cosa che colpisce parlando di una figura così importante non solo per lo sport del Bel Paese, ma per tutte le donne che a lei possono ispirarsi: Irene Camber è, infatti, tra le 10 atlete italiane di ogni epoca capaci di aggiudicarsi la medaglia d’oro sia ai Giochi olimpici che ai Campionati mondiali; è, inoltre, la medaglia d’oro olimpica più longeva del movimento sportivo del Paese (conquistata alle Olimpiadi di Helsinki del 1952), ed è stata insignita negli anni di numerosi premi. Ha ricevuto, tra gli altri, il Premio Colombo e la Croce di Cavaliere della Repubblica (1953), la Stella d’oro al merito sportivo (1985), nel 2001 si è aggiudicata il terzo posto fra i triestini del XX secolo attribuitole dalla città di Trieste, dopo altre due stelle dello sport nostrano come Nino Benvenuti e Nereo Rocco, e ha ottenuto il collare d’oro al merito sportivo del Coni nel 2015.

Dietro i numeri, però, c’è una vita da romanzo: se nascesse una narrazione dalla storia di questa triestina, figlia del poeta-soldato irridentista Giulio Camber Barni, racconterebbe di cambiamenti, di passione e di umiltà, tratteggerebbe i lineamenti e il carattere di una donna che è salita sui gradini più alti dei podi dello sport mondiale e al tempo stesso è stata attenta studentessa, moglie e mamma presente.

Curiosamente, questa grande campionessa ha iniziato a tirare di scherma quasi per caso, a 8 anni, in quanto l’idea della mamma era quella di indirizzarla verso la ginnastica ritmica insieme alla sorella Giulietta. Irene, però, preferisce seguire lo sport che pratica già suo fratello Riccardo, che a sua volta si era iscritto controvoglia al corso di scherma, e prende in mano per la prima volta il fioretto.

La strada è quella giusta: nel 1940, a soli 14 anni, vince la sua prima gara, e nel 1942, grazie agli insegnamenti del maestro Carlo de Palma, arriva alla finale dei campionati italiani. Lo sport, anche se la più grande, non è però l’unica passione di Irene Camber, che si diploma prima in pianoforte al conservatorio, poi si iscrive all’Università di Padova, si laurea in chimica industriale e inizia a insegnare matematica e chimica a Trieste.

Finita la guerra gli equilibri tornato pian piano alla normalità, nel 1947 impugna nuovamente il fioretto nel campionato universitario e viene selezionata per le Olimpiadi di Helsinki 1952. Lì, il 28 luglio, batte l’ungherese Ilona Elek-Schacherer, un mostro sacro della disciplina e ancora oggi considerata una delle atlete più forti di sempre: Irene conquista l’oro, cogliendo l’ambiente della scherma di sorpresa, tanto che nelle cronache dell’epoca è spesso soprannominata la “Cenerentola del fioretto italiano”.

La vita di Irene Camber, a questo punto, decolla: nella sua carriera arriva il titolo mondiale individuale a Bruxelles nel 1953 e a squadre a Parigi nel 1957, nella vita privata la maternità, grande sogno che si corona sposando il dottor Gian Giacomo Corno, dal quale ha tre figli. Salta i giochi olimpici di Melbourne per stare in famiglia, ma alle Olimpiadi di Roma 1960 arriva il bronzo nel fioretto a squadre. Dopo il ritiro dall’agonismo, poi, tante altre soddisfazioni, come quella di diventare commissario tecnico per il fioretto femminile.

Più si scava nei successi e nella vita di Irene Camber più si capisce che il 12 febbraio non è un giorno come un altro, ma un appuntamento indimenticabile con la storia per tutto lo sport italiano, per il Paese, per le persone che inseguono con passione e determinazione i propri sogni.