Ieri sera Isabelle Caro è stata ospite della seguitissima trasmissione di Camila Raznovich, Tatami, per testimoniare ancora una volta quanto atroce possa essere il vortice dell’anoressia, ma anche per lanciare un messaggio di profonda speranza a chi, come lei, si trova in una situazione di particolare difficoltà emotiva e non solo.

L’immagine della provocatoria campagna di Olivero Toscani, anche a distanza di tempo, riemerge con nitidezza tra i nostri ricordi in quanto fortemente scioccante ed espressione di un stato di malessere quasi al confine con un’altra dimensione, non più terrena.

Proprio in questi giorni di sfilate mondane, è davvero importante continuare a mantenere desta l’attenzione su un problema sempre più diffuso e su cui ciacuno di noi può essere chiamato ad assumersi delle responsabilità.

Questa malattia, infatti, non riguarda esclusivamente il fashion system (sebbene sembri essere questo il mondo sempre sotto accusa), poiché non affligge soltanto modelle o aspiranti tali, ma anche tante donne e adolescenti; le sue radici possono affondare nelle situazioni più disparate, ma sempre connotate da tratti di disperazione e situazioni molto allarmanti. Emblematica, a questo riguardo, la storia della stessa Isabelle.

Nel suo libro, “La ragazza che non voleva crescere“, Isabelle racconta di essere cresciuta soltanto in compagnia della madre che, dai quattro ai tredici anni, l’avrebbe praticamente sequestrata, sottraendola al mondo intero e alle importanti esperienze di crescita di tutte le bambine/adolescenti. L’unica visita che le era consentita era quella, annuale, ai nonni ai quali, però, sotto la guida della onnipresente madre, era costretta a raccontare della (purtroppo, in realtà, solo sognata) vita normale, della scuola e degli amici che frequenteva. La madre, in quanto insegnante, provvedeva direttamente alla scolarizzazione della figlia e la obbligava anche a suonare il violino.

La donna, affetta da una grave depressione, voleva che la figlia restasse bambina e di suo esclusivo dominio. Non consentiva alla piccola neppure di uscire alla luce del sole temendo che accelerasse il processo di crescita, le proibiva di piangere, le regalava tanti giocattoli che non poteva condividere con nessuno. Il padre era sempre fuori casa per motivi di lavoro e non si curava di quanto accadeva in famiglia. Isabelle racconta che è stata propria questa forte repressione a condurla, senza rendersene conto, verso l’anoressia.

Più precisamente, secondo Isabelle, il cammino verso quest’orribile malattia è cominciato quando, a dodici anni, essendosi essendosi pesata sotto gli occhi sempre vigili della madre, colse in lei un’espressione di stupore, anzi, di delusione per una figlia rea di essere cresciuta forse un po’ troppo. Da quel momento Isabelle inizio a cibarsi sempre meno per la gioia della madre che spesso, infatti, la incentiva a mangiare come delle attrici magrissime, e cominciò a pesarsi con frequenza e precisione maniacale. Era intenzionta a rinunciare a tutto pur di fare felice la madre.

Ma la situazione, naturalmente, degenera ed è la stessa madre a portarla in ospedale e poi da uno psicologo che l’ha condotta sulla via della guarigione.

Il suo minimo storico è stato di 25 kg, per la campagna di Toscani era già 6kg in più; oggi Isabelle pesa, visto il periodo trascorso, si può dire fieramente 42 kg.

Oggi la modella-attrice afferma che le immagini del suo stesso corpo per quella celebre campagna la nauseano, non si riconosce in quella donna emaciata, ma è stata un’esperienza fondamentale per continuare a reagire. Isabelle ora ha smesso di vomitare, ha cominciato a distinguere il sapore delle cose, vuole che le sue sofferenze fisiche e psicologiche possano essere d’aiuto a chi è caduto o ha la tentazione di cadere nella trappola da cui sta cercando di uscire, sogna una famiglia e, a chi la intervista, risponde sempre “Vorrei vivere“.