Continuiamo a meravigliarci di come, nel Terzo Millennio, la forza bruta, la cecità religiosa e l’ignoranza possano totalmente cancellare i diritti umani ma, sempre più spesso ci rendiamo conto che, in alcuni casi, la civiltà sembra esser rimasta ferma a tempi troppo antichi per poter essere ricordati.

Le leggi e le tradizioni dell’Islam adottate nei confronti delle donne, per esempio, continuano a sorprendere noi occidentali laici e guidati da quell’unico diritto di uguaglianza fra uomini e donne, oltre che di avversione verso ogni tipo di discriminazione o violenza. Il caso riportato da Il Giornale ne è l’ennesimo esempio.

La vicenda riguarda una coppia marocchina, immigrata in Italia a Montecchio, in Emilia. Il marito viveva da diverso tempo nel Belpaese e la moglie 22enne lo aveva raggiunto solo all’inizio del 2009, dopo il regolare matrimonio a Casablanca.

La filosofia alla base del rapporto di coppia dei due marocchini stava nel principio guida della legge islamica, ovvero “La donna è di un grado inferiore all’uomo”.

Ciò autorizzava il marocchino, già violento di per sé, a disporre come e quando voleva della propria moglie acquistata come un oggetto al mercato, a picchiarla e maltrattarla, a considerarla una schiava sulla quale avere, per giunta, diritto di vita o di morte. Ora è stato arrestato con la molteplice accusa di maltrattamenti in famiglia, violenza, lesioni e violenza sessuale.

In questo caso specifico, viene da chiedersi: il nostro Paese potrebbe fare di più? Fino a che punto la Costituzione italiana può tutelare le vittime dei principi religiosi di un’altra civiltà e perseguire penalmente i loro carnefici?