Oggi si è tenuta una manifestazione davanti alla sede Rai di Viale Mazzini per denunciare una volta per tutte le condizioni in cui lavora la troupe di tecnici mandati sull’Isola in Nicaragua.

La protesta è nata da un articolo di Beatrice Dondi pubblicato su “L’Espresso”. In poche parole, sono state raccolte testimonianze di membri del team inviato all’Isola per seguire le vicende dei naufraghi e collaborare a uno dei reality show più seguiti d’Italia.

Le accuse sono molto pesanti: si parla di mancanza di acqua, di cibo, di igiene e di molti pericoli. Di conseguenza, sembrano più a rischio i cameramen che i naufraghi stessi:

L’acqua potabile è scarsa, il cibo è razionato, si dorme spesso nelle tende e i sacchi a pelo non bastano per tutti. Meglio non parlare dei bagni, o meglio delle latrine di fortuna: sono solo quattro per 54 persone. La zona è paludosa e non ci sono zanzariere. Gli spostamenti in barca sono pericolosi e spesso si finisce in infermeria per le scosse e le ondate. Ed è così che si deve vivere per quattro mesi, lontano da casa, per 120 euro lordi al giorno.

Per cercare di placare la protesta Simona Ventura, nella puntata di ieri, ha dato voce a due tecnici che hanno dichiarato di essere stati precedentemente preparati a tutte le evenienze:

Ci fa piacere che c’è chi si preoccupa per noi. Siamo lontani, in un posto sperduto, sappiamo che dobbiamo affrontare qualche difficoltà, ma siamo stati preparati per questo.

Giorgio Gori di Magnolia ritiene che tali accuse siano ingiuste e che si tratterebbe di una strumentalizzazione:

Respingiamo strumentalizzazioni basate su palesi falsità e mistificazioni della realtà. Di certo non è un villaggio vacanze. L’Isola è una produzione durissima. Lavorare “in location” è un po’ come andare al fronte. Ma ben altro è parlare di “lavori forzati”. Svolgono un lavoro indubbiamente faticoso e scontano il disagio di una lunga lontananza da casa. Ma sono retribuiti adeguatamente per le loro capacità e funzioni.

L’amministratore delegato di Magnolia aggiunge inoltre che “L’Espresso” ha descritto la situazione venutasi a creare dopo un’emergenza, nella quale la troupe non è potuta rientrare al campo base. Tali condizioni non sono però la normalità: si trattava, infatti, di un evento straordinario dovuto al mare grosso.