In Italia la tolleranza nei confronti delle droghe definite leggere, come la marjuana, ha subito negli ultimi mesi un giro di vite ulteriore.

Da sempre poco tollerata e ultimamente molto osteggiata, come sancisce la legislazione in materia, è sicuramente esclusa dall’ambito ospedaliero.

Non è dello stesso avviso Israele, che la impiega come palliativo nella cura del dolore per i malati terminali. Ultimamente, come si apprende dal sito di Repubblica, l’ha distribuita a circa 1.800 pazienti in tutto lo stato.

L’azienda Tikun Olam la coltiva nelle proprie piantagioni, sin dal 2007, per garantire la giusta fornitura ai vari ospedali.

La marijuana, che si ottiene dalla lavorazione del fiore di canapa indiana, se impiegata per scopi medici, quindi controllata e calibrata, dimostra la sua efficacia per annientare i sintomi di inappetenza nei malati terminali. La sua assunzione incentiva lo stimolo della fame e della sete, favorisce il sonno, la calma e l’aumento del battito cardiaco.

È stata impiegata in casi di dolori cronici e forti emicranie, epilessia, glaucoma, sclerosi multipla, paraplegia, cancro e AIDS.