Il Movimento dei Consumatori e Legambiente hanno diffuso oggi i preoccupanti numeri legati alla contraffazione dei prodotti alimentari tipici italiani, contenuti nel rapporto “Italia a Tavola 2011“. Non esiste un prodotto che riesca a uscire indenne della contraffazione internazionale: vino di pregio, pomodoro “San Marzano”, mozzarelle di bufala, olio extravergine e persino colombe e panettoni nei relativi periodi festivi cadono vittima dei tarocchi alimentari.

Basti pensare che lo scorso anno Agenzia delle Dogane, Carabinieri del NAS e per le Politiche Agricole e Alimentari, Capitanerie di Porto, Corpo forestale, Servizi di igiene e AS hanno effettuato congiuntamente più di 430 mila controlli, per un business su scala industriale che mette a rischio la salute dei consumatori.

Quantificando in cifre il valore dei prodotti contraffatti, si parte dai 10 milioni di euro di olio vergine di oliva diffuso come fosse normale extra vergine. 7 milioni di euro corrispondono invece al valore di 100 hl di vini qualificati illegalmente come “Amarone” e “Valpolicella Ripasso”. Smantellate inoltre operazioni da 4 milioni di euro per 450 mila chilogrammi di olio extravergine di oliva “deodorato” e 3,4 milioni per prodotti Dop, Igp e Stg.

Ma come è possibile riconoscere un prodotto contraffatto nonostante rechi sulla confezione un’indebita etichetta di origine italiana? Prova a spiegarlo Silvia Biasotto, responsabile del Dipartimento sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino, che si è curata personalmente del rapporto:

«Certo il consumatore non può fare tutto. Deve, però, imparare a leggere bene l’etichetta, capendo quindi quali sono le voci importanti e cosa deve esserci scritto in quelle voci. Deve, poi, diffidare dei venditori non qualificati che spesso si affidano al circuito clandestino e, quando può, per riconoscere un prodotto di qualità deve assaggiarlo».

Il Movimento Difesa del Cittadino spiega però che c’è ancora molta strada da fare prima di poter garantire il massimo livello di tutela del consumatore, in particolare puntando sul rilancio del settore agroalimentare e diffondendo una cultura alimentare che vada a tutela del Made in Italy.