È una fotografia impietosa quella che ci mostra l’Istat, l’immagine di una nazione in crisi con un numero crescete di poveri. A rimpolpare le fila dei clochard tante famiglie costrette allo sfratto, perché impossibilitate ad affrontare le spese minime quotidiane. Persone licenziate e senza nessuna rete di protezione, obbligate a vivere per strada.

Come sostiene l’Istat i nuclei familiari costretti a mendicare sono tantissimi, un esempio la recente vicenda della famiglia di Bologna vittima all’indigenza che gli ha causato la morte del figlio neonato. Sono vicende che scuotono l’opinione pubblica, che straziano il cuore, ma che non trovano nessun riscontro nello Stato Italiano che preferisce tenere in stand-by il Piano nazionale dell’Infanzia piuttosto che agire prontamente.

Sono 1.756.000 i minori costretti a vivere per strada, secondo l’Istat, dato sottolineato anche dalla Commissione sulla povertà e l’esclusione sociale che ha rimarcato, solo per il biennio 2009/2010, una massiccia presenza di persone costrette alla povertà totale, circa 3 milioni, di cui 650.000 minori. Gente che non può permettersi una casa e del cibo. La situazione è drammatica, la crisi corrente ha trovato terreno fertile nell’incapacità governativa di far fronte alle necessità dei suoi cittadini. Uno Stato, quello Italiano, sempre meno assistenzialista e sempre più orientato a sostenere la classe medio alta a discapito del cittadino medio.

L’Unicef dichiara:

Nel nostro paese c’è un impoverimento generale che investe gravemente la porzione di popolazione minore. La classifica che descrive il rischio di povertà per i minori di 17 anni nei 24 paesi dell’Ocse ci vede al terzultimo posto appena prima di Bulgaria e Romania. È un problema politico, innanzitutto: se cresce la disuguaglianza vuol dire che non esistono strategie efficaci di chi governa per ridurla.

Non è un caso che moltissime delle donazioni economiche, rivolte ai bambini del terzo mondo, vengano dirottate in favore dei bambini italiani. Le associazioni di volontari e i servizi sociali, che battono le strade per garantire un minimo di conforto con coperte e cibi caldi, rimangono avvilite e sconfortate davanti a una presenza così massiccia di mamme e bambini costretti alla povertà. Un campanello d’allarme che sta gridando da tempo il cambio radicale che sta subendo la fisionomia dalla nostra società, urla che i nostri politici ignorano bellamente.