Avevo sperato nella mia prima partita di rugby, perchè potesse esaltare oltre al mio più crudo e materiale ormone patriottico, anche il mio più etereo spirito italico. Ma al di là della soddisfazione nel vedere tutto quel testosterone in campo, la partita è andata come è andata: male. E a quanto pare non si tratta di una novità (l’unica novità rimanela vittoria con la Francia di tre settimane fa).

Stadio quasi gremito, un po’ di colorato folklore qua e là e un’emozione latente nel vedere l’Olimpico in una veste che non è quella del calcio a cui siamo abituati, e nel sentire l’inno italiano suonato dalla banda e cantato in mille tonalità differenti (e non è un complimento alla tifoseria italiana).

Inizio di partita quasi entusiasmante: il Galles ci ha rifilato subito qualche punto, ma l’Italia teneva botta. Per un attimo è sembrato anche che gli azzurri ce la potessero fare; ma dopo l’inizio del secondo tempo e la prima meta segnata dal Galles, le speranze si sono affievolite e siamo infine giunti a un punto di non ritorno, forse evitabile. Tanto che per un momento (forse pure più d’uno…) è parso che tutti la buttassero “in caciara”, giocatori e pubblico compreso. Tanti errori e troppo scompiglio.

Troppa poca profondità da parte dell’Italia, troppa “orizzontalità”. No, non sono così esperta da sfoderare cotanti termini tecnici, almeno non ancora. Ma essere seduta vicino a un rugbysta durante una partita di rugby ha i suoi vantaggi.

Nessuna meta per l’Italia che non riusciva a penetrare, solo qualche calcio, contro una squadra che dal 45esimo minuto non ha fatto altro che sgusciare via, sgattaiolando per ben due volte a meta quasi senza essere vista. Poi una lunga stasi, in cui un Galles ormai sicuro della vittoria non ha certo fatto fatica a parare i deboli, piatti e confusi attacchi di un’Italia visibilmente stanca e soprattutto ormai priva di entusiasmo. Per arrivare a un finale già scritto, ma non per questo meno deludente.

Quindi l’inevitabile risultato, 26 a 9, che ha portato i tifosi a fuggire dallo stadio ancora prima dell’80esimo. Certo la pioggia torrenziale non ha aiutato la nostra Italia, ma evidentemente ha favorito il Galles (abituato alla meteoropatia? O a un ovale fin troppo scivoloso?). E la gente sugli spalti, costretta oltretutto a spostarsi a metà partita dalle prime alle ultime file per la caduta libera di qualche oggetto non meglio identificato, ha fatto sentire il suo malcontento.

E anche in questo caso non abbiamo fatto una bella figura: fischiare non è cosa gradita al rugby, che tanto esalta la sportività. Ma evidentemente la voglia di veder vincere il testosterone italico in campo ha preso il sopravvento su un pubblico abituato a ben altre situazioni.

Arriveranno tempi migliori. Pare lo si dica ogni volta. Sarà l’entusiasmo dei principianti, ma io ci voglio credere. Anche perchè tutti quei bei ragazzoni azzurri alla fine mi ispirano fiducia. E, francamente, non solo quella. Ma questa è un’altra storia.