Un articolo del Time da qualche giorno sta spopolando sui social network, Facebook in primis, per la triste verità che rivela: l’Italia sarebbe ormai un paese senza speranze e, per questo, chi vuole far carriera è invitato a rivolgersi all’estero.

L’economia stagnante, il nepotismo contrapposto alla meritocrazia, una politica inefficiente e incapace: questi sono i motivi che generano la cosiddetta “fuga di cervelli“, il fenomeno che porta le nostre punte di diamante all’estero, per l’impossibilità di trovare un lavoro nel Bel Paese. Secondo il Time, un grande impulso a questo esodo arriverebbe anche dal governo di Silvio Berlusconi, troppo impegnato nella “Politics of Sex“, così come viene definita, piuttosto che alla risoluzione dei problemi reali della nazione.

In tutto questo, le donne devono confrontarsi con un mercato lavorativo drammatico. Foraggiati anche dalla politica grazie a cariche occupate da individui che non sempre dimostrano di avere un curriculum adeguato, gli imprenditori ancora giudicano le giovani in base ai canoni della bellezza o, peggio, della disponibilità sessuale, piuttosto che sulle capacità spendibili sul mercato. In una nazione dove la taglia di reggiseno conta di più di una laurea con lode, vi sono davvero poche prospettive per il genere femminile.

A prova di tutto questo, il Time racconta la storia di Silvia Sartori, una trevigiana trentunenne emigrata in Cina data l’impossibilità di trovare un’occupazione in Veneto. Dopo aver passato tre anni in oriente, la giovane è tornata in Italia per poter spendere gli skill acquisiti. Il mercato del lavoro l’ha rifiutata ma, con orgoglio e determinazione, è tornata in Cina dove ora guida un progetto di edilizia verde sponsorizzato dalla Commissione Europea, dal valore di 3 milioni di dollari. Risulta quasi naturale chiedersi perché l’Italia non abbia saputo valorizzare il suo talento e la sua capacità di attrarre ingenti capitali.

I dati ormai iniziano ad assumere una rilevanza preoccupante: un lavoratore qualificato su 25 decide di abbandonare il Paese, nonostante abbia ricevuto un’istruzione di altissimo livello. Questo perché il perpetuarsi di scelte corrotte e colluse porta al blocco del ricambio generazionale, con i soliti noti ad occupare a turno le posizioni di rilievo. E, in tutto questo, sono proprio le donne a subire le discriminazioni maggiori.

Riuscirà mai la nostra nazione a risollevarsi dal torpore secolare in cui è caduta? A seguire, alcune immagini ispirate all’inchiesta “Politics of Sex“, dove si dimostra come le giovani del Bel Paese siano gradite solo in attività connotate sessualmente.